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Agazzi e le ragioni del 'No' al referendum: 'Il potere andrebbe a un solo partito e un solo uomo'

Costituzione che diventerebbe motivo di scontro, potere a un solo partito e, di conseguenza, a un solo uomo, accentramento a Roma di molte competenze legislative regionali. Questi e altri i motivi per cui il consigliere Antonio Agazzi ha scelto di votare ‘no’ al referendum costituzionale.

Perché voterò no, convintamente, al Referendum di novembre, relativo alla “riforma” costituzionale Renzi-Boschi?

Per tante ragioni. L’approvazione a stretta maggioranza – quella che sostiene il Governo – di una riforma costituzionale così corposa, 47 articoli,, già in sé deprecabile, diventa inaccettabile quando si ricordino le condizioni anomale della legislatura in atto, un Parlamento formato con una legge elettorale dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale, il quale non si limita a svolgere funzioni ordinarie ma si ritiene autorizzato a procedere a un’estesa revisione costituzionale.

Se la Costituzione – patto di regole condivise – viene modificata a maggioranza, è presumibile che sia destinata a divenire terreno di battaglia e non di incontro tra le forze politiche e le alterne maggioranze. Si disegna un Senato delle ‘autonomie territoriali’ ma, al contempo, si riaccentrano, di fatto, molte competenze legislative, con lo Stato che potrà intervenire in materie di pertinenza regionale: torna la supremazia dello Stato centrale.

Il combinato disposto con la nuova legge elettorale “Italicum” consegna il potere a un solo partito e a un solo uomo ovvero il “capo” di tale partito, con il premio di maggioranza alla lista e non alla coalizione, e ciò alla Camera dei Deputati, ovvero nell’unico ramo del Parlamento cui competerà conferire e revocare la fiducia al Governo (quindi, Parlamento assoggettato al Governo, a un solo partito e al Suo leader).

Il superamento del privilegio dello ‘statuto speciale’, riservato ad alcune Regioni italiane, non interverrà, se non previo accordo con le medesime: notoriamente, il privilegiato è sempre disponibile a rinunciare al privilegio! Da ultimo, ma si potrebbe proseguire, il Senato non sarà più eletto dal popolo, per via diretta, ma sarà composto da Consiglieri Regionali: stesso principio su cui si è basata la finta abolizione delle Province, sopprimere solo il voto popolare.

Antonio Agazzi – Capo Gruppo di “Servire il cittadino”

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