'Pokémon Go' impazza, e gli esercizi commerciali ne fanno un business
“Pokémon Go” continua a essere il gioco dell’estate.
Il gioco di realtà virtuale, con il quale si si possono catturare i mostriciattoli, viene scaricato su smartphone e tablet, dopodiché si esce di casa e si vaga per la città in caccia di pokémon.
La febbre da Ash Ketchum, protagonista del cartone animato, ha iniziato a diffondersi oltre un mese fa e da allora non si è pi
ù fermata.
E chi pensava che solo gli adolescenti avrebbero scaricato l’app sul telefonino si sbagliava. Le fasce d’età coinvolte sono sorprendenti, in quanto si va dai bimbi, ai trentenni nostalgici che guardavano il cartone animato dieci anni fa, sino agli adulti. E proprio per questo motivo molti esercizi commerciali hanno fatto della mania dell’estate 2016, un nuovo business.
C’è chi ha attivato delle esche nel proprio locale, chi ha affisso cartelli fuori dal negozio scrivendo “Entrate, c’è pieno di pokémo
n!”. Addirittura la catena commerciale “Carrefour market” ha attivato delle esche a orari prestabiliti ogni giorno, dalle 18
alle 19. Nel Cremasco il punto vendita più vicino è Agnadello,
l’altro è a Cremona.
A Crema c’è da segnalare anche la palestra per pokémon in piazza Fulcheria e la grande concentrazione di mostriciattoli ai giardini pubblici e al Campo di Marte, almeno secondo le informazioni dei giocatori stessi.
Una moda che non accenna a diminuire, anzi. E se il risvolto positivo dato dalla “Nintendo”, società sviluppatrice della piattaforma, è stato quello di riuscire a portare i ragazzi fuori dalle quattro mura di casa, ci sono molti altri riscontri che non possono mettere “Pokémon Go” in buona luce.
Non appena immesso sul mercato americano, il gioco ha scatenato una vera e propria dipendenza in moltissimi soggetti, che a fatica riescono a tenere ben distinte finzione e realtà. Numerosi, infatti, sono stati gli incidenti stradali causati dai giocatori, sia da pedoni disattenti che, peggio ancora, da guidatori distratti dal gioco.
Anche a Crema, un paio di settimane fa, un ragazzo ha centrato in pieno una rotonda perché stava giocando alla guida. Ed era talmente preso dalla cattura dei pokémon che non si è neppure fatto troppi problemi a spiegare cosa stesse facendo, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Da sottolineare, inoltre, la poca comunicazione che si sviluppa tra i giovanissimi, che passano le giornate sì all’aperto, ma con il cellulare ben incollato alla faccia, senza parlarsi se non per dirsi “Guarda, c’è Bulbasaur!”.
Insomma, va bene il gioco, ma in luoghi protetti, come parchi o piazze chiuse e soprattutto senza mai dimenticare che la realtà ha molto più valore.
Ambra Bellandi