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Spandimento illecito di
fanghi: ecco chi sono
i 4 cremonesi coinvolti

Sono Marco Francesco Braganti, di Sesto cremonese, e Gianluca Vailati, di Acquanegra, i due cremonesi finiti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della procura di Milano sull’illecito spandimento di fanghi da depurazione in agricoltura (leggi qui i dettagli dell’operazione). I due sono stati arrestati insieme ad altri tre dipendenti della Cre (sede legale a Monza; stabilimenti a Maccastorna, appena oltre l’Adda ai confini di Pizzighettone, Meleti e Lomello) e al suo amministratore delegato Rodolfo Eugenio Verpelli. La Cre è una delle maggiori ditte operanti nel settore dello stoccaggio e trattamento dei fanghi utilizzati come ammendanti sui terreni agricoli, una pratica che ha preso piede da una ventina d’anni e che interessa massicciamente, ma con molte incognite per la salute, i fertili terreni della Bassa.

Altri due cremonesi, imprenditori agricoli, sono coinvolti nella vicenda e risultano deferiti in stato di libertà: Vittorio Balestreri di Castelvisconti e Roberto Mainardi di Grumello cremonese. Oltre a loro: Eurosio Bassanetti di Brembio (Lodi), Rossella Baraldo di Lomello (Pavia) e Deborah Ferro anch’essa di Lomello. Gli altri arrestati, dipendenti della CRE sono invece Antonio Maria Carucci di Milano; Andrea Fontana di Dorno (Pavia), Giuseppina Tosi di Castelnuovo Bocca d’Adda. per tutti i capi di imputazione sono attività di gestione rifiuti non autorizzata; trasporto di rifiuti non autorizzato; attività organizzate al traffico illecito di rifiuti.

IN LOMBARDIA RECORD DI SPANDIMENTI: 650MILA TONNELLATE NEL 2010, IL 10% SUI TERRENI CREMONESI – Secondo l’Ispra (Istituto protezione ambiente nazionale) la produzione di fanghi da depurazione e di conseguenza la necessità del loro smaltimento è andata sempre aumentando in Lombardia nel corso degli anni, a causa “principalmente del collettamento di ulteriori aree ai depuratori comunali/consortili”, si legge nel rapporto ambientale 2015. “Si riscontra inoltre che la maggior parte dei fanghi ‘agroindustriali’ è gestita direttamente dai produttori che effettuano direttamente in conto proprio lo spandimento agronomico. Oltre il 90% dei fanghi ‘civili’ prodotti in Lombardia è conferito ai 15 impianti in esercizio conto terzi, autorizzati al trattamento e successivo riutilizzo in agricoltura. La produzione di fanghi biologici in Lombardia è di circa 800.000 tonnellate tal quali, di cui circa il 20% è di provenienza agroindustriale, il 50% di provenienza ‘civile’ ed il restante è stato ricavato dalla produzione industriale. L’analisi delle dichiarazioni MUD degli impianti autorizzati a ricevere fanghi prodotti da terzi mostra inoltre una particolare situazione. Oltre il 50% dei fanghi ritirati provengono da depuratori ubicati al di fuori del territorio lombardo e sono in maggioranza costituiti da fanghi ‘civili’.
“Il quantitativo complessivo di fanghi riutilizzati in agricoltura nel 2010 è stato di oltre 650.000 t corrispondenti a 116.135 tonnellate s.s. (dato ricavato su stime relative allo stato fisico dei fanghi dichiarato nei MUD) di cui il 51% è stato riutilizzato nella provincia di Pavia mentre in ognuna delle province di Cremona, Milano, Lodi e Mantova è stato riutilizzato circa il 10% del quantitativo totale”.

Il pericolo maggiore derivante da questa pratica agronomica, accettata da alcuni imprenditori, ma duramente contestata da altri, sta nella quantità di metalli pesanti che si trovano della ‘sostanza secca’ che finisce su terreni: rame, cromo, zinco, piombo, nichel.

fanghi e metalli - dentro

fonte: rapporto Ispra 2015

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