Economia
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Contratti di lavoro, domina la flessibilità: 1 su 2 è a progetto

Dal mercato del lavoro qualche timido segno positivo è arrivato: dopo 6 anni in calo il tasso di occupazione è tornato a crescere, dello 0,5%; al contempo è diminuita la disoccupazione, anch’essa dello 0.5%.

In attesa dei primi dati sul lavoro riguardanti il nuovo anno è bene fare un po’ di chiarezza su quelli del precedente. Dal mercato del lavoro qualche timido segno positivo è arrivato: dopo 6 anni in calo il tasso di occupazione è tornato a crescere, dello 0,5%; al contempo è diminuita la disoccupazione, anch’essa dello 0.5%. Certo non mancano segnali contrastanti, come la diminuzione della forza lavoro o la grande inattività dei giovani. Ma come vanno le cose a livello contrattuale?

In un numero, il 2015 si può sintetizzare così: +411. È il saldo tra avviamenti e cessazioni – ovvero tra contratti stilati e rapporti di lavoro risolti – delle varie tipologie contrattuali, dato estratto dalle comunicazioni obbligatorie trasmesse in Regione. Tra questi la performance migliore è quella dei contratti a tempo indeterminato: gli avviamenti superano le cessazioni di 1023 unità, probabilmente anche per effetto degli sgravi offerti dal Jobs act.

Anno chiuso in negativo, invece, per i lavori a progetto e per quelli a tempo determinato, dove la risoluzione dei contratti di lavoro (perché non rinnovati o rescissi prima della scadenza naturale) ha superato rispettivamente di 456 e di 386 unità gli avviamenti al lavoro. Al contrario, sia i contratti d’apprendistato che le somministrazioni – cioè il lavoro interinale – hanno chiuso in positivo, a +159 e +71.

Molto interessante è la diffusione delle varie tipologie contrattuali. Il lavoro a progetto e l’apprendistato sono i meno utilizzati: in 12 mesi solo 743 e 781 avviamenti.  Al terzo posto ci sono i lavori a tempo indeterminato, con 10476 contratti (nuovi o trasformati). Rispettivamente al secondo e al primo posto si trovano i contratti di somministrazione, con 11697 avviamenti, e quelli a tempo determinato, pari a 19596 nuovi rapporti di lavoro. Ciò significa che dei contratti di lavoro stipulati nel 2015 solo 1 su 4 era a tempo indeterminato, mentre la gran parte è votata ad impieghi precari con contratti atipici.

Stefano Zaninelli

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