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Serramenti venduti in nero
poi ingiunzioni di pagamento,
tre persone in arresto

AGGIORNAMENTO – Secondo l’accusa prima procedeva alla vendita di serramenti “in nero”, accettando dai suoi clienti solo contanti, poi cercava per pretendere nuovamente il pagamento minacciando e, spesso, ottenendo decreti ingiuntivi nei loro confronti. In carcere martedì pomeriggio è finito Antonio Silvani, 55enne di Chieve, titolare in passato di una ditta di serramenti, per la quale, tra l’altro, “non ha mai versato le imposte”, stando a una nota della guardia di finanza. L’operazione è stata eseguita dalle fiamme gialle della Tenenza di Crema, guidata dal tenente Naiqué Palla, ed è stata delineata mercoledì mattina al comando provinciale di Cremona. In arresto, ma ai domiciliari, anche la figlia Ambra, 23 anni, e la segretaria Gisella Cividino, 52 anni, di Vaiano Cremasco. Contestata l’associazione per delinquere finalizzata all’estorsione, all’evasione fiscale e all’attribuzione fittizia della titolarità di beni, e sequestrati beni mobili e immobili per alcuni milioni di euro.

Il 55enne cremasco, con residenza (solo sulla carta per gli investigatori) a Sirmione, secondo la Finanza è l’ideatore è l’organizzatore di un sistema estorsivo con cui ottenere, da centinaia di suoi vecchi clienti, di essere pagato più volte per la stessa fornitura di infissi e porte, mentre la figlia si occupava della gestione dei contatti per portare avanti il sistema e la segretaria redigeva le fatture e falsificava documenti. Indagato per concorso, come si è appreso nelle scorse ore, l’avvocato Angelo Branchi.

Dieci anni dopo la cessazione dell’attività artigianale, per la quale ha anche accumulato un debito erariale di oltre 600mila euro, Silvani, secondo il quadro accusatorio, ha cominciato a sollecitare ai vecchi clienti il pagamento di fatture mai a suo tempo emesse e per le quali aveva peraltro già ottenuto il pagamento, giungendo persino a gonfiarne gli importi. Gil investigatori ritengono contasse sul fatto che, a distanza di dieci anni (periodo oltre il quale gli istituti di credito non conservano più la documentazione delle operazioni bancarie) e, soprattutto, a causa dell’utilizzo di somme in contanti, i clienti non fossero in grado di dimostrare di aver già pagato i serramenti acquistati.

Al termine delle indagini, avviate nel 2014 e coordinate dalla Procura di Cremona, i finanzieri della Tenenza di Crema hanno ricostruito decine di episodi. L’accusa parla inoltre di acquisti, con provento di evasione fiscale e di estorsioni, di numerosi beni immobili e terreni. Il giudice Pierpaolo Beluzzi, sulla base delle indagini della guardia di finanza, ha disposto il sequestro di 91 immobili e terreni in provincia di Cremona (tra Chieve, Romanengo, Pandino e Trescore Cremasco) e in altre province italiane. Sequestrati anche 15 autoveicoli, 5 moto e un carrello, oltre a quote societarie, saldo di conti correnti e di rapporti finanziari. Il tutto per un valore complessivo di circa 8 milioni. Secondo gli investigatori molti beni, negli ultimi anni, erano stati fatti passare continuamente di mano tra diverse società (anche estere) e prestanome, concentrando 58 degli immobili in capo a una società lussemburghese allo scopo di nasconderne la proprietà. Contestualmente, mediante l’esecuzione di quattro rogatorie internazionali, sono stati sottoposti a sequestro, da parte delle competenti autorità estere, anche disponibilità trasferite dagli indagati in Francia, Lussemburgo, Svizzera e San Marino.

Le Fiamme gialle consigliano “agli interessati dai processi civili, instaurati dal Silvani e complici secondo le modalità descritte, di notiziare i rispettivi giudici competenti per le loro opportune valutazioni sulle sorti dei giudizi”.

“La legalità conviene”, ha dichiarato il colonnello Antonio Costa, comandante provinciale, delineando il quadro estorsivo basato sulle richieste di pagamento dopo i passaggi di denaro “in nero”.

La ditta di Chieve

Motociclette sequestrate

Una palazzina sequestrata a Pandino

 

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