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Cosa sappiamo (e cosa no) dello scandalo in Comune

Il palazzo comunale di Crema

Da un paio di giorni non si parla che dello scandalo che vede coinvolto un funzionario del Comune di Crema. Tutto quello che si sa – al netto delle dicerie e delle indiscrezioni – è contenuto nella denuncia del consigliere Antonio Agazzi sul suo profilo Facebook, e nella nota dell’amministrazione diramata a seguito della deflagrazione del caso. La vicenda è tuttora al vaglio dell’autorità giudiziaria, e le informazioni verificate non sono molte. Ecco un piccolo ricapitolo di ciò che finora è accaduto.

Partiamo dall’inizio. Nell’ultima seduta di approvazione del bilancio, il sindaco ha replicato alle critiche mosse dalla consigliera Laura Zanibelli rispetto all’incontro con Costanza Miriano, al quale il Comune non ha concesso il patrocinio. Ha spiegato che si trattava di una scelta precisa, una presa di distanza dalle idee e teorie propugnate dalla scrittrice. Non solo: riferendosi alle accuse di violenza sessuale su minori contestate a don Mauro Inzoli – figura apicale del movimento di CL cremasco – ha ricordato come “l’attacco più grave si è consumato nel silenzio di chi oggi sbandiera la famiglia e reclama la sua difesa”.

Replica che al capogruppo di Servire il cittadino non è proprio piaciuta. Con un post pubblicato sul suo profilo Facebook, Agazzi ha bacchettato il sindaco accostando la vicenda di don Inzoli ad alcuni fatti che sarebbero accaduti durante il suo mandato: “La Bonaldi – scriveva il consigliere il 13 aprile – è la prima a doversi “armare” di maggior “pudore e senso della misura”, visto che anche “sotto il naso” suo è accaduto, pare, qualcosa rispetto al quale noi consiglieri di minoranza siamo fin troppo responsabili, nello stendere pietosi veli, non certo per amor suo: lei non merita nulla”.

Le parole del consigliere di minoranza hanno trovato spazio nell’edizione del 14 aprile del quotidiano La Provincia. Cercando di fare chiarezza sul post di Agazzi, il giornalista Luca Bettini scriveva che il consigliere d’opposizione si riferiva “forse ad una storia odiosa che circola da un po’: un dirigente comunale sarebbe gravato da un decreto penale per possesso di materiale pedopornografico. Ma non solo: più recentemente sarebbe stato accusato di aver molestato il figlio di un dipendente comunale. Una bomba, di più, uno scandalo”.

Verso sera, l’ufficio stampa dell’amministrazione ha diramato una nota ad alcune testate locali (integrale in allegato). Dal documento si apprende come la vicenda sia tutt’altro che chiusa e riguardi un dipendente comunale “oggetto di indagini da parte della magistratura”. “La nostra amministrazione – prosegue – venuta a conoscenza delle circostanze cui si fa riferimento, si è immediatamente attivata aprendo un procedimento disciplinare, sospeso in attesa del pronunciamento dell’autorità giudiziaria”.

L’amministrazione ha assicurato che il dipendente è stato allontanato dai “servizi direttamente sensibili” e dagli ambiti “a rischio”. Ma spiega pure che non è il primo caso: “Il consigliere Agazzi dimentica di riferire, tuttavia, che del precedente decreto penale, assunto dalla magistratura durante il mandato del sindaco Bruno Bruttomesso, non esisteva traccia alcuna agli atti del Comune e tantomeno nel fascicolo dell’interessato e che l’amministrazione all’epoca in carica non ritenne di adottare alcun provvedimento”. Netta infine la condanna alle parole di Agazzi, mosso dall’intento “strumentale di volere coinvolgere l’amministrazione con responsabilità morali e giuridiche per un fatto personale limitato”.

Stefania Bonaldi e Vincenzo Cappelli durante l'ultimo Consiglio comunale
Stefania Bonaldi e Vincenzo Cappelli durante l’ultimo Consiglio comunale

Ma la vicenda non si è conclusa con la replica istituzionale. A gettare alcol sulle fiamme ci ha pensato il quotidiano L’inviato quotidiano: in un articolo senza firma pubblicato il 15 aprile il giornalista lascia intendere senza troppi giri di parole che vi sia una certa prossimità politica tra il dipendente e l’attuale amministrazione: “quando e per volere di chi il soggetto in questione è entrato in Comune? Qual è il suo grado di contiguità politica con il sindaco Bonaldi e la sua maggioranza?”.

Questa vicenda s’è guadagnata spazio tra i titoli delle cronache come caso di pedofilia – forse in maniera impropria, ma è difficile stabilirlo senza il raffronto di documenti ufficiali. Meno incerti sono invece gli intenti e le finalità della schermaglia politica ed istituzionale. È lo stesso consigliere Agazzi ad avvertire il sindaco: se insisterà sui temi dell’ex scuola di CL e sui fatti che vedono coinvolto don Inzoli, il percorso alle elezioni potrebbe nascondere molte insidie. Tutto fa pensare che la battaglia non si concluda qui.

[La nota dell’amministrazione]

Stefano Zaninelli

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