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Servizio postale, "penalizzati
i cittadini dei Comuni piccoli"

I problemi con Poste Italiane si allargano al Cremasco. La riduzione del servizio di consegna in alcuni Comuni del territorio ha suscitato il malumore dei sindaci, che ora chiedono ai politici locali di interessarsi al problema. Il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, si è detta disponibile a portare il tema al coordinamento dei sindaci dell’Area omogenea cremasca, previsto venerdì sera, rispondendo alla richiesta avanzata dai colleghi Pandini, Grassi, Lupo Stanghellini, Mariani e Soldati.

In un documento condiviso questi ultimi spiegano le loro perplessità in merito a Poste italiane. Come conciliare – domandano – la quotazione in borsa della società, l’azione in regime di monopolio, l’aumento delle tariffe postali, il dimezzamento del servizio di consegna e i principi di efficienza e libera concorrenza? “Ogni ambito della nostra società è ormai improntato ai principi di efficienza, economicità e rispetto del postulato della domanda e dell’offerta”, osservano i sindaci.

Tuttavia, per quanto i principi siano “sacrosanti”, l’adeguamento deve avvenire “nel pieno rispetto dei precetti stessi e soprattutto non a discapito di un servizio che, piaccia o meno, ha tutte le caratteristiche per essere considerato di pubblica utilità”. Di fronte all’ipotesi che vi sia “qualcuno che predica bene e razzola male”, per i primi cittadini di certezza ce n’è una soltanto: “lo scadimento dei servizi per i cittadini, soprattutto quelli dei centri più piccoli”.

Diventa dunque necessario “fare sentire la nostra voce per fare in modo che una volta tanto vi sia almeno un po’ di coerenza e di rispetto”. Nel documento i firmatari lanciano l’appello ai politici locali in Parlamento, in Consiglio regionale e all’Anci “affinché si ponga rimedio a questa distorsione che penalizza i cittadini dei piccoli comuni”. “La miglior cosa – chiosa Alessandro Pandini, sindaco di Montodine – è far sentire la nostra voce, uniti, compatti come si è fatto per l’Ospedale di Crema”.

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