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Il Cremasco guarda verso Lodi, ma Malvezzi non è d’accordo

Una vista di Lodi dall'alto

“Sono a favore di questo documento, e penso che si debba andare anche oltre, confrontandoci presto fra noi per definire possibili esiti condivisi. Fino a dove vogliamo arrivare? Fino a che punto siamo in grado di declinare un assetto diverso da quello che sembrerebbe delinearsi, per il nostro territorio?”. Anche il sindaco Stefania Bonaldi abbraccia l’idea di “azioni più incisive” per dare maggior corpo all’area omogenea cremasca.

Stefania Bonaldi
Stefania Bonaldi

Non si tratta di una pura questione di campanilismo, sottolinea il sindaco in una nota inviata ai colleghi del Cremasco. La ridefinizione dei confini territoriali s’accompagna alla riorganizzazione delle funzioni associate e quindi dei servizi. “Non ho dubbi che un più stretto legame con il Lodigiano, se possibile anche il Trevigliese,  e con Milano sia ciò che più interpreta il nostro territorio – specifica Bonaldi – come è suggerito dalla vita reale dei cittadini, delle imprese, delle attività dei territori, dai flussi economici e commerciali, da quelli legati alla professione, allo studio, alla cura, al tempo libero”. In tal senso va interpretata la richiesta d’incontro del coordinamento dei sindaci dell’area omogenea con il primo cittadino di Lodi, Simone Uggetti.

In fatto di riassetto degli enti locali, sono tre le opzioni messe sul piatto: area vasta Cremona-Mantova, area vasta Lodi-Crema, area omogenea Crema-Lodi all’interno dell’area metropolitana di Milano. “Dobbiamo considerare ogni possibile opzione con un approccio laico – osserva Bonaldi – scevro da appartenenze politiche o partitiche, ma impegnandoci davvero a capire cosa è meglio per i territori e i cittadini che li abitano. Sono momenti complessi, è necessario adoperarsi tutti con buon senso e disponibilità massima al dialogo, non possiamo permetterci di rompere il fronte dell’Area omogenea cremasca ma dobbiamo davvero cercare di individuare le soluzioni migliori”.

Nel calendario degli appuntamenti una data importante è quella di domani, 24 marzo, quando in Comune a Crema si terrà l’incontro tra i sindaci cremaschi e il consigliere regionale Pd Agostino Alloni, per un confronto in merito alla riforma degli enti locali.

Carlo Malvezzi
Carlo Malvezzi

Ma se, da una parte, il Cremasco gode di scarsissima considerazione a livello cremonese, provinciale e regionale, dall’altra parte l’ipotesi di un nuovo assetto con Crema e il Cremasco abbracciati a Milano non piace a tutti. Carlo Malvezzi, consigliere regionale Ncd – e presidente della commissione Affari istituzionali – ritiene che “L’area omogenea cremasca esiste già ed è compito della politica riconoscerla”. E aggiunge: “è necessario che il grido di allarme espresso dai sindaci cremaschi sul futuro del territorio si trasformi in una proposta organica e condivisa partendo dall’individuazione dei bisogni e delle priorità in termini di infrastrutture e di servizi per i cittadini e per le imprese. Pur rispettando il diritto all’autodeterminazione, non credo che la valorizzazione del territorio cremasco passi da una disgregazione del territorio provinciale”.

Malvezzi non trascura l’importanza del contributo cremasco al Pil territoriale. E partendo dalla nuova idea di spartizione dei luoghi di potere – la sede dell’Ats a Mantova, quella dell’Area vasta a Cremona, quella della Camera di Commercio contesa tra le due città, il trasferimento dello Ster a Mantova, e il tentativo (fallito) di togliere l’autonomia ospedaliera al Cremasco mediante la riforma sanitaria regionale, senza contare gli squilibri nella ridistribuzione delle risorse e la proposta dello stesso presidente Maroni – commenta: “Rispetto ma trovo decisamente poco dignitoso il pellegrinaggio verso altri territori che da tempo hanno manifestato ben altre intenzioni e interessi. Non è il momento di anteporre logiche da campagna elettorale ad una seria e approfondita analisi che non può che essere costruita attraverso un confronto serrato con i sindaci e con le categorie economiche individuando insieme gli asset strategici a livello produttivo, infrastrutturale, paesaggistico e culturale così da tracciare con decisione – conclude il consigliere – eccellenze, priorità, confini e vie di sviluppo per il futuro”.

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