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La Consulta ha
bocciato la legge
“anti-moschee”

L’avevano rinominata “legge anti-moschee” tanti erano gli ostacoli e i tornelli burocratici che prevedeva. Eppure ha avuto vita breve: la Corte Costituzionale martedì 23 febbraio ha bocciato la legge emanata da Regione Lombardia, che introduceva nuove disposizioni rispetto alla realizzazione di edifici di culto e attrezzature religiose acattoliche. Le motivazioni verranno rese note solo tra due settimane, ma le reazioni non sono certo mancate.

Il governatore della Lombardia Roberto Maroni ha affidato a Twitter tutto il suo sdegno: “La Consulta ha bocciato la nostra legge che regolamentava la costruzione di nuove moschee. La sinistra esulta: Allah Akbar”. Paolo Grimoldi, segretario del Carroccio lombardo, bolla la decisione della Corte come “l’ennesima ingerenza politica di Roma, e del governo Renzi (mai eletto dal popolo) nei confronti di chi, democraticamente eletto come il governatore Maroni, cerca solo di tutelare il proprio territorio e raccogliere le istanze dei suoi cittadini”.

Pubblicata in Gazzetta ufficiale lo scorso 6 febbraio, la legge regionale 2/2015 modificava alcune norme in materia di governo del territorio inasprendo – tra le altre cose – i criteri per l’erezione di nuovi luoghi di culto che non fossero cattolici. La norma, approvata con i voti di Lega Nord, Lista Maroni, Forza Italia, Nuovo Centro Destra e Fratelli d’Italia, a pochi mesi di distanza era stata oggetto di ricorso da parte della presidenza del Consiglio dei ministri, che chiedeva venisse riconosciuta “costituzionalmente illegittima” violando, anzitutto, gli articoli 3, 8 e 19 della Costituzione Italiana.

La sentenza della Consulta ha accolto il ricorso e bocciato la legge regionale. Un risultato, questo, accolto positivamente dalla minoranza in Consiglio regionale: secondo Agostino Alloni (Pd), il provvedimento “Conferma ancora una volta l’incapacità di Maroni e della sua maggioranza di produrre buone leggi. È palese la volontà della Regione di mettere i piedi in testa ai comuni e il caso di Crema è emblematico. Sapevano già che fosse una legge dannosa, ora abbiamo anche la certezza che sia incostituzionale. Questa bocciatura dimostra l’inadeguatezza della Giunta Maroni a guidare la Regione Lombardia quotidianamente al centro di episodi che gettano cattiva luce sull’istituzione. È un ulteriore tassello che si somma alla lista delle motivazioni che martedì prossimo ci spingeranno a chiederne le dimissioni”.

Nel merito del provvedimento è entrata anche il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, che in una nota ha specificato come “nelle prossime settimane porteremo in commissione e poi in consiglio comunale il bando per assegnare in diritto di superficie un’area in Via Milano per la possibile realizzazione di un luogo di culto. Ogni confessione religiosa interessata potrà partecipare. Tutte le forze consiliari potranno dare il proprio contributo alla stesura definitiva del bando, che deve coniugare il rispetto di un diritto, quale che sia l’assegnatario, con le legittime preoccupazioni di una comunità, che ci sono e vanno considerate. Chi amministra deve reperire soluzioni di buon senso, compatibili con i principi di eguaglianza, libertà e democrazia della nostra Costituzione. Noi così faremo”.

[Clicca sul link per visualizzare la nota del sindaco]

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