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La stampa non
allineata: tra
passato e presente

Nella foto, Beppe Bettenzoli, Paola Vailati, Andrea Galvani, Antonio Grassi, Franco Bordo.

Un tempo la stampa non solo raccontava lotte e battaglie: le propiziava. Tornando indietro di trent’anni – ai tempi di Punto a capo, Ipotesi 80 e Kontatto – le esperienze eclatanti non mancano. Una su tutte è la battaglia dell’inceneritore (inizialmente previsto a San Bartolomeo), che tramite una massiccia campagna d’informazione, e una raccolta firma da circa 7 mila sottoscrizioni, indusse il Consiglio comunale di allora a cambiare opinione e bloccare il progetto. Era il 1978.

Di queste ed altre vicende, più o meno note, si è parlato ieri sera in sala dei Ricevimenti. L’occasione è stata fornita dalla presentazione del libro Fuori dal coro: scritto da Andrea Galvani (direttore di Crema On Line), traccia la storia della stampa cremasca non allineata. Al tavolo dei relatori, alcuni dei protagonisti di quella stagione: Beppe Bettenzoli, Antonio Grassi e Franco Bordo.
Comune denominatore alle riviste è stato “l’aver saputo pungolare chi a quei tempi era al governo, oltre alla capacità di creare cultura e dialogo”, ha osservato Paola Vailati, assessore alla Cultura, nell’introduzione all’incontro. E poco contava l’identità del progetto: il linguaggio, l’utilizzo della documentazione e la forma di una rivista qual era Punto a capo, espressione di Democrazia proletaria, riuscì a far convergere – su alcune, importanti questioni – esponenti di centrodestra e centrosinistra. Di più: “venne percepita come un’occasione di arricchimento personale – ha spiegato Bordo – persino dagli industriali, che abbonandosi ci davano la possibilità di continuare a scrivere e di sparagli addosso”.
Certo: una buona parte della tematiche trattate in quegli anni, ora sarebbe perlomeno demodé. Ma quel che cambia rispetto ai giornali d’oggi è l’impostazione: “il lavoro non era solo redazionale, era culturale”, ha osservato Bettenzoli. Prova ne sono le iniziative che hanno portato a Crema Dario Fo e Alda Merini, che qualche anno più tardi sarebbero diventati un premio Nobel per la letteratura e La poetessa. Segno del cambiamento, secondo Giancarlo Molaschi, è la piazza: “un tempo piena d’artisti, ora di commercianti”.
Molti altri episodi sono riportati nel libro edito dalla Libreria Dornetti, assieme ad accurati resoconti storici.

Eppure, ad oltre trent’anni di distanza ha ancora senso parlare di stampa non allineata? “Ha senso – commenta Galvani – nel momento in cui raccoglie i reali bisogni delle persone, senza obbedire a dogmi e dettati calati dall’alto, accettati senza essere verificati. Lo status quo dell’informazione è molto cambiato da allora: oggi quasi tutti i giornali sono costretti ad aprirsi e lasciare spazio al dibattito e ai cittadini. È questo il grande insegnamento del passato, di quelle riviste che dimostrarono come le persone possano essere in grado di modificare decisioni già prese. Fare cronaca è esattamente questo: dar conto di ciò che succede sul territorio, mentre l’establishment tenta di coprirle”.

Stefano Zaninelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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