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Il mondo dopo Parigi,
Branca: “ecco il conto
della Grande guerra”

Nella foto, il tavolo dei relatori.

Di Isis e di Islam, di politica e di geopolitica: di questo e molto altro ancora si è parlato ieri sera all’incontro Il mondo dopo Parigi. Organizzato dal Partito democratico di Crema, ha ospitato in qualità di relatori il professor Paolo Branca – docente di storia dei paesi islamici – e Roberto Gazzonis, segretario regionale Giovani democratici. Una serata partecipata “finalizzata all’acquisizione dell’informazione”, come ha introdotto il segretario locale, Jacopo Bassi.

GRANDE GUERRA –  “Per analizzare l’attualità – ha spiegato Branca – bisogna risalire alla Prima guerra mondiale. Il 1918, l’anno in cui terminò il conflitto, ha avuto come primo effetto evidente la disgregazione dei grandi imperi sovranazionali, quali l’impero austro-ungarico, quello russo zarista e quello ottomano. Tutti i fatti che oggi leggiamo sui giornali traggono origine dalla spartizione iniqua dei paesi sconfitti, appena terminato il conflitto mondiale”.

MOSAICO – “Oggi, dopo cent’anni, la Prima guerra mondiale sta presentando il conto da pagare. I disordini attuali dipendono anche dal fatto che le nazioni vincitrici hanno ridisegnato i confini dei paesi in base ai loro interessi, senza tenere conto del mosaico di etnie, tribù e religioni di contesti complessi come la Siria”. Ed è in questo panorama che si collocano le Primavere arabe: “il problema che si pone ai popoli insorti – ha proseguito Branca – è il dilemma della successione: o un nuovo dittatore o il caos”.

LA RELIGIONE – In tale panorama si inserisce un ulteriore fattore di complessità: la religione. “L’Isis e il fondamentalismo islamico si insediano nel vuoto lasciato dai colonizzatori, ancora di più nei paesi quali Siria ed Iraq. Il dilagare di questa intransigenza religiosa è frutto dell’ultimo secolo, ciò, unito agli effetti dei conflitti civili, ha portato a quell’ondata di profughi a cui oggi stiamo assistendo. Un’ondata ancora leggera, ad essere onesti. Quel che è certo è che, oggi come oggi, non dobbiamo fare il gioco dei fondamentalisti, non dobbiamo scendere al loro livello”.

LA CULTURA – Additare l’Islam quale responsabile del disordine attuale è uno sbaglio: “l’Occidente può considerarsi postmoderno – ha puntualizzato Branca – ma non scordiamoci che altre realtà hanno una cultura tradizionale, dove vigono le gerarchie: l’autorità del vecchio sul giovane, del maschio sulla femmina e del gruppo sull’individuo. Il vero problema non sono le religioni, tutte simili in questo senso, cristianesimo compreso. È la cultura, l’antropologia a giocare un ruolo cruciale. Lo è sempre stato. I conflitti mondiali sono stati condotti nel nome delle ideologie, non delle religioni, mascherando i veri interessi. Abbiamo venduto l’anima per il denaro – ha concluso Branca – e avremo quel che ci meritiamo”.

RISPOSTE POLITICHE – A livello politico, secondo Gazzonis, la contingenza necessita una duplice risposta: “a livello nazionale non dobbiamo aver paura di intervenire in Medio oriente, anche se sono convinto che abbiamo problemi ben più urgenti di cui preoccuparci; nel nostro piccolo, invece, dobbiamo evitare di fornire alibi ai fondamentalisti islamici: non dobbiamo avere paura: dobbiamo rifuggire il laicismo estremista e combattere la ghettizzazione delle culture diverse dalla nostra, dando più spazio ad altre religioni e ai loro luoghi di culto”.

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