Cronaca
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Profughi, vescovo critico
‘Reazioni sconsiderate e irrazionali’

Non si è fatta attendere la riflessione del vescovo di Crema, monsignor Oscar Cantoni, che con una grande amarezza si è tirato indietro dall’offrire la disponibilità delle ex Ancelle per ospitare i profughi. E lo fa con una lunga lettera, in cui in primo luogo il presule richiama alla carità cristiana e allo spirito d’accoglienza che dovrebbe contraddistinguere la Chiesa. “In queste ultime settimane, le Chiese di tutta la Lombardia sono state interpellate dalle diverse Prefetture per organizzare in emergenza l’accoglienza di molti profughi. Si è trattato di un appello urgente, che non dava tempo per troppe ponderazioni comuni. Sia pure in misura molto ridotta, a differenza delle altre diocesi, anche la nostra piccola Chiesa di Crema non ha potuto, né voluto, sottrarsi a questa ingiunzione della prefettura di Cremona, non certo per supplire i doveri della comunità civile, nè per mettersi in mostra, ma esclusivamente perché si tratta di utilizzare evangelicamente una precisa opportunità, che oggi la storia ci presenta e da cui non possiamo sottrarci, dal momento che accogliere i nostri fratelli in umanità, chiunque essi siano e da qualunque parte essi provengano, fa parte della ‘misura alta’ della vita cristiana”. scrive nella missiva.

Non manca una provocazione: monsignor Cantoni fa un appello a chi “non si accontenta di essere discepolo di Gesù solo di nome, ma anche di fatto, da chi dice di voler tutelare i “valori cristiani”, anche quando, come precisamente nel nostro caso, l’arrivo di profughi può destare perplessità e scontento, tensioni e irritazioni, come in parte è avvenuto in questi ultimi giorni a Crema (e mi duole constatarlo!)”.

Colpevole di questo atteggiamento di rifiuto, secondo il vescovo, sarebbe il “demone della paura dell’altro, del diverso da noi, dello straniero, che tende a prevaricare su tutto” e che “porta spesso a generare tra la gente sospetti, ansie e inquietudini , rinunciando ad apprendere l’arte del convivere fra diversi, che oggi è ineliminabile nel nostro mondo”.

Venendo al punto, secondo il vescovo “Certe reazioni sconsiderate e irrazionali, come quelle del mancato dialogo tra i genitori della Manziana (Ancelle) e i gestori della Caritas, nell’incontro di martedì sera, con toni poco edificanti, sono proprio il frutto di una mentalità fondata sulla paura”. E non manca una tirata d’orecchie per questi stessi genitori: “Certo, occorre riconoscere che, venendo tra noi, i profughi, accolti come ospiti, obbligano un po’ tutti a “restringerci”, facendo loro spazio: insomma, i profughi sono scomodi, ci infastidiscono, anche perché occorre mettere in conto qualche sacrificio personale e di gruppo. Tuttavia insieme ci scuotono dal nostro perbenismo, fondato sul pensare solo a noi stessi o ai nostri figli, spesso oltremodo protetti e contemporaneamente lasciati poi a loro stessi… Non è certo allontanando i profughi che diamo un valido sostegno educativo ai nostri figli, i quali, in un futuro prossimo, considereranno come infelice la scelta di aver isolato i rifugiati, sottraendoli al loro sguardo”.

E si guarda avanti, ad altri possibili luoghi di ospitalità: “Non sono mancate in questi giorni opportuni confronti con gli animatori della nostra Caritas diocesana (a cui rinnovo la mia fiducia!) circa i possibili luoghi in cui accogliere qualche decina di profughi che la Prefettura di Cremona intende assegnarci. Le valutazioni sono state sofferte e oculate. Non siamo né degli ingenui né degli sprovveduti: avvertiamo i possibili rischi, anzi si è cercato di prevenirli con ogni mezzo. Si è scelto la parte retrostante la scuola Manziana di via Cesare Battisti 2, che tra l’altro ha avuto i pieni consensi della Asl locale, e sono state garantite tutte le sicurezze necessarie per evitare possibili incontri tra i nuovi ospiti con i bambini della scuola dell’infanzia”.

“La tenace e strenua opposizione dei genitori con bambini nella Scuola Manziana (Ancelle) mi consiglia di trovare altre soluzioni non appena sarà possibile, rinunciando a un ambiente, da competenti organi della Caritas diocesana ritenuto idoneo e, lo sottolineo, sicuro – continua monsignor Cantoni -. E’ una forma prudenziale che mi sento di prendere, che però non può essere considerata un atto di codardìa. Certamente nella Chiesa non è valida la teoria che vince chi grida di più, come questa mia decisione potrebbe essere erroneamente interpretata da qualcuno. Questa mia scelta è piuttosto un vero atto di umiliazione, che accetto volentieri per difendere e promuovere l’unità della Chiesa (che è il bene più grande!) e così non fomentare ulteriori divisioni, dovendo, però, anche dolorosamente ammettere che molti genitori della Scuola Cattolica sì la frequentano e la usano, ma non utilizzano o comprendono le finalità educative che essa propone, tra cui proprio l’accoglienza!”.

IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA

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