Oggi è S. Pantaleone
Ma la festa dov’è?
CREMA – Oggi è la festa del patrono, S. Pantaleone, ma la festa dov’è? Una volta c’era la fiera che si svolgeva all’interno degli Stalloni, con bancarelle, cavalli da vedere, prodotti da assaggiare e comprare. Poi lo scellerato spostamento nel parcheggio della zona ex Olivetti con il deserto del pubblico che sottolineò in questo modo la scelta a dir poco incredibile. Lo scorso anno la festa venne pubblicizzata e ideata al parco Bonaldi, ottima sistemazione, ma venne poi prima spostata di data e poi definitivamente soppressa. E oggi? Il comune, all’ultimo minuto, ha voluto inaugurare un premio al cuore dei cremaschi. Alle 18 22 persone o associazioni saliranno in comune per ritirare la benemerenza. Nulla a che vedere con l’Ambrogio doro, però una forma, un segno di ringraziamento a chi, di solito in silenzio, aiuta la comunità, anche se tra i premiati ci sono associazioni che muovono davvero tanti soldi, insieme a tante persone. Poche le aziende che chiudono per la festa, perché in molti preferiscono aggiungere questa mezza giornata alle ferie. La festa però si vede nelle aziende statali o pubbliche: anche il museo oggi è chiuso. Resta la festa religiosa che si celebra in cattedrale dove alle 21 c’è il pontificale presieduto dall’arcivescovo di Milano Angelo Scola e con la presenza dei vescovi di Crema, Lodi e Cremona. Veramente poco rispetto alle feste patronali non solo del sud, ma anche di città a noi vicine, come Cremona e Lodi, giusto per citarne due. E davvero poco anche rispetto alle sagre dei nostri paesi, una su tutte, S. Apollonia a Rivolta d’Adda. Un ultimo appunto: la banda per le vie cittadine non c’è e il suo concerto per S. Pantaleone, meritevolmente organizzato, è in programma domenica prossima. Povero S. Pantaleone!
S. Pantaleone (da Wikipedia)
Secondo la tradizione agiografica, era figlio del pagano Eustorgio, uomo molto ricco di Nicomedia, e di Eubula, che lo educò al cristianesimo: successivamente, si era allontanato dalla religione ed aveva studiato medicina, arrivando a diventare medico di Galerio. Ritornò al cristianesimo grazie al prete Ermolao e, alla morte di suo padre, entrò in possesso di una grande fortuna: spinti dall’invidia, alcuni colleghi lo denunciarono all’imperatore durante la persecuzione di Diocleziano. L’imperatore avrebbe voluto risparmiarlo e cercò di persuaderlo ad abiurare. Pantaleone, però, confessò apertamente la sua fede e, per mostrare di essere nel giusto, risanò un paralitico: ciò nonostante, egli fu dapprima condannato al rogo, ma le fiamme si spensero, poi ad essere immerso nel piombo fuso, ma il piombo si raffreddò miracolosamente; a questo punto Pantaleone fu gettato in mare con una pietra legata al collo, ma il masso prese a galleggiare; venne condannato ad feras, ma le belve che avrebbero dovuto sbranarlo si misero a fargli le feste; fu poi legato ad una ruota, ma le corde si spezzarono e la ruota andò in frantumi. Si tentò anche di decapitarlo, ma la spada si piegò e gli aguzzini si convertirono. Pantaleone pregò Dio di perdonarli, motivo per il quale egli ricevette pure il nome di Panteleemon (in lingua greca, colui che di tutti ha compassione). Infine, quando egli diede il suo consenso, gli fu tagliata la testa.
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