Condannato Busatta, gola profonda
di Bossetti e del caso Yara
Massimo Bossetti e, qui sopra, la comunità L’Addolorata, da dove è fuggito Loredano Busatta, gola profonda del caso Yara Gambirasio
CREMA – Diciotto mesi e si torna in galera, causa fuga dagli arresti domiciliari, per Loredano Busatta, 52 anni, bergamasco. Ma chi è Busatta e perché ci occupiamo di lui? A Loredano Busatta, in galera per rapina, concedono gli arresti domiciliari, ma non a casa, bensì nella comunità di recupero L’Addolarata di Castelleone. Come mai? Facile, Busatta era compagno di cella di Massimo Bossetti, l’uomo arrestato oltre un anno fa, inchiodato dal Dna, per il caso Yara. Secondo la procura e Letizia Ruggeri, il Dna trovato sugli slip di Yara Gambirasio inchioda il muratore. A lui si è arrivati dopo un infinito numero di prelievi, passando attraverso una paternità ignota, sconvolgendo la vita di una famiglia che non sapeva di quel segreto e mettendo in carcere una persona che fino a quel giorno, aveva condotto una vita come tante altre. Ma alla procura manca la prova regina, cioè la confessione di Bossetti, che continua a dirsi innocente. Neppure la possibilità patteggiare una pena di 16 anni contro l’ergastolo smuovono il tetragono muratore: lui confina a dichiararsi innocente. E allora? La mossa è toglierlo dall’isolamento e metterlo in cella con altre persone E qui arriva Loredano Busatta, che divide con lui la cella. E dopo qualche tempo Busatta parla con il magistrato e riferisce che Bossetti ha parlato con lui, si è sfogato, sia in cella, sia in palestra e racconta. Bossetti e suo cognato amano le minorenni e vedono Yara. Mettono in atto un sistema per fermarla e offrirle dei regali in cambio di sesso, ma Yara non ci sta e rifila uno schiaffone a Bossetti, che la accoltella. Poi con il cognato la caricano sul furgone, la ricoprono di sabbia e, qualche giorno dopo la scaricano nel campo dove verrà trovata qualche mese più tardi. Bruciano tutti gli abiti, ma quando il cadavere viene lasciato nel campo, Bossetti perde sangue dal naso, sangue che finisce sugli slip di Yara. La testimonianza vale a Busatta gli arresti domiciliari. Ma l’uomo è irrequieto e cerca il modo di fuggire, forse pensando che, proprio grazie alla sua testimonianza, lo lasceranno andare. Vede che quando arriva i furgone del pane il ragazzo che scarica la cesta lascia il furgone con il motore acceso. Aspetta l’attimo e l’11 maggio lo coglie e fugge. Ma la sua fuga è breve, solo qualche chilometro, perché si imbatte in una pattuglia di militari che lo catturano. Carcere, processo la scorsa settimana, condanna e rientro in carcere. Intanto la procura verifica le sue rivelazioni e vengono fuori parecchi punti deboli. Per esempio, su Yara non c’è un granello di sabbia: se fosse stata seppellita sotto un cumulo di sabbia sarebbe stato impossibile farla sparire tutta. Inoltre, il cellulare del cognato certifica che l’uomo non era dove avvenne il rapimento e anche il racconta pare fare acqua per molti altri particolari raccontati. Busatta è in carcer, il suo avvocato, Massimiliano Battagliola studia il ricorso, ma è molto deluso dal suo assistito e sa che sarà difficile ridargli la fiducia. Busatta torna in cella. Non in quella di Bossetti.
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