Delitto Ogliari, Boschiroli attacca
“L’impronta? Vogliamo garanzie”
In prima pagina, Giorgio Portera e gli inquirenti davanti al garage di casa Ogliari; qui sopra Portera entra nella villa; nell’articolo, l’avvocato Martino Boschiroli
CREMA – Entra nel vivo il nuovo processo per il delitto di Angelo Ogliari, assassinato a Cremosano in casa sua, la notte del 31 ottobre 2007. La parola all’avvocato Martino Boschiroli, che difende gli interessi dei due imputati, sempre assolti, difenderli nel quarto processo per quel delitto, rimasto sin qui insoluto. “Posso dire che la mia assistita è disposta a collaborare e a tornare in Italia”.
E’ una buona notizia, avvocato. Quanto?
“Sul quando è necessario mettersi d’accordo”.
Quali sono i problemi?
“Innanzitutto di proceduta. Ho parlato con il consulente del tribunale, Giorgio Portera, perché è necessario stabilire delle regole. Come difesa, dobbiamo tutelare gli interessi dei nostri assistiti. La Lewandowska ha dato la sua disponibilità a tornare in Italia e a rilasciare l’impronta del piede, ma a condizioni ben precise. Per esempio, prima dobbiamo avere una descrizione completa dell’impronta lasciata dal probabile assassino nel sangue di Ogliari e rilevata dallo stesso Portera nell’ottobre del 2008, quando era ufficiale dei Ris e venne mandato a Crema per le indagini. E’ necessario avere prima tutti i dati di quell’impronta e poi eseguire l’esame sulla Lewandowska. Solo così avremo le garanzie necessarie”.
Quindi, nessun accordo sin qui?
“Ho parlato ieri mattina con Portera e gli ho sottoposto le nostre richieste. Attendo una risposta a breve e poi procederemo di conseguenza. Sono fiducioso”.
Par di capire che i tempi diventano stretti. Se non si troverà l’accordo si rischia di sconfinare rispetto a quanto stabilito dalla corte, che vorrebbe i risultati per fine giugno.
Ci sono novità, invece per quanto riguarda l’esame del cellulare in dotazione dalla Lewandowska all’epoca del delitto. La corte aveva stabilito di eseguire ricerche sui tabulati e sulle conversazioni fatte all’epoca.
“Le ricerche hanno dato esiti negativi – comunica l’avvocato – e non sono emersi riscontri utili al processo. D’altra parte la mia assistita non ricordava neppure di averlo, quel cellulare”.
Quindi, in attesa della risposta del perito, tutto fermo, anche se la situazione potrebbe sbloccarsi già da questa settimana.
Pgr
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