Cremaschi e musulmani
occasione mancata
Il tavolo dei relatori, l’altra sera alla sala Alessandrini per la presentazione dell’associazione Assalam
CREMA – Sono arrivati con la mano tesa, ma nessuno gliel’ha voluta stringere. In sintesi, questo il riassunto della serata di venerdì nella sala Alessandrini, prenotata (e pagata) dall’associazione Assalam per presentarsi alla città, ai cremaschi, a chi voleva sapere qualcosa sull’Islam e anche a chi ha paura dell’Islam o non ne vuole sapere di lasciar costruire un luogo di culto anche agli appartenenti a questa religione. Si sono impegnati a fondo i dirigenti, ma anche gli iscritti a questa associazione, che ha sede a Madignano, che si è costituita con tanto di statuto depositato, che ha eletto democraticamente un segretario e un presidente. Avrebbero voluto una sala piena e un contraddittorio magari anche ruvido e impertinente, ma attraverso il quale far capire che loro non sono terroristi, con i terroristi non hanno nulla a che fare e che temono come noi i terroristi. Tutto questo non è stato possibile perché poca gente è venuta ad ascoltarli. E sì che il tavolo era ricco e interessante, perché c’era don Aldighieri, da sempre impegnato nell’integrazione e nel confronto con la gente delle altre religioni, che ha sottolineato come non vi siano più Paesi con una religione sola, ma che il mondo si sta mischiando ed è necessaria la conoscenza reciproca per continuare a star bene insieme. Sono andati giù pesanti sia il segretario dell’associazione, Adnani Kadouri, sia il presidente, Dahiche Aziz. Entrambi hanno richiamato al senso del dovere i musulmani cremaschi, sottolineando come chi vive qui deve rispettare regole e leggi italiane. In caso contrario può tornarsene a casa. Poi, immancabile, il capitolo della moschea da costruire. Kadouri è stato chiaro e ha riferito come il comune abbia rinviato per ben due volte l’appuntamento per parlare dell’affitto del primo piano del velodromo da adibire a luogo di preghiera per i musulmani, rinvii immotivati, mentre loro hanno bisogno di un posto dove pregare, un posto stabile perché spostare q50 persone tutte le settimane è faticoso e costoso. Ma sembra che il comune questo non lo capisca. Inoltre, sia il presidente, sia il segretario hanno sottolineato l’importanza delle regole. I loro sermoni vengono tradotti in italiano per dar modo a tutti di comprenderli, ma soprattuto a chi è musulmano ma l’arabo non lo parla, come per esempio i senegalesi. E come sia importante una scuola di arabo per insegnare la lingua a figli e mogli nati in Italia e che mantengono rapporti con i territori d’origine del genitori.
La chiusura è stata lasciata a un bambino, che ha parlato delle sue difficoltà d’inserimento. Non avremmo voluto sentire queste parole, perché non rendono giustizia a chi, nella nostra città, tende la mano tutti i giorni, una mano che non trema, al di là della politica.
Pgr
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