Cronaca
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La Caritas e la protesta
“Nessun atto di violenza”

La sede della Caritas davanti alla quale è avvenuta la protesta

CREMA – La Caritas, dopo quanto successo mercoledì mattina, quando alcuni migranti hanno inscenato una protesta per chiedere soldi, vestiti nuovi e cibo diverso, ha emesso un comunicato dove spiega quel che è successo e le ragioni di chi ha protestato. Eccolo.

In merito alle notizie apparse oggi su diversi organi di stampa online relative ad una “protesta
inscenata questa mattina da alcuni richiedenti asilo davanti alla sede della Caritas
diocesana” si offrono alcune brevi puntualizzazioni al fine di dare la giusta dimensione a
quanto accaduto e non alimentare versioni parziali o in alcuni casi false che anche in queste
ore stanno dando vita a preoccupanti reazioni sui social network.
Le forze dell’ordine sono state contattate solo per garantire la sicurezza dei passanti e degli
stessi richiedenti asilo in un punto della strada molto trafficato, specialmente in un giorno di
distribuzione alimenti agli indigenti come è il mercoledì; non ci sono stati atti di violenza né
minacce di alcun tipo, le rimostranze di alcuni (una minoranza, altri erano in classe) rientrano
né più né meno nel rapporto educativo e di percorso che in molte altre occasioni ha
riguardato, riguarda e riguarderà anche ospiti italiani, spesso affonda le radici anche in
differenze culturali, di comprensione (ci sono anche ragazzi analfabeti) e linguistiche che
rendono più complicato per alcuni capire il contesto in cui si trovano. In particolare l’oggetto
delle loro richieste era relativo al capire il perché, a seconda dei territori in cui sono ospitati
(alcuni di loro hanno contatti parentali o amicali con richiedenti accolti in altre zone d’Italia),
possono esserci differenze nelle regole e modalità di accoglienza. Dopo pochi minuti gli
operatori della Caritas hanno “liberato” le forze dell’ordine dall’incombenza di presenziare e
proposto ai richiedenti asilo di proseguire il confronto all’interno della struttura, come sempre
avvenuto in altre occasioni.
La Chiesa, attraverso la Caritas, si fa prossima a persone che vivono situazioni di fragilità e
marginalità, indipendentemente dalla loro provenienza; lo stesso Papa Francesco ci ricorda
costantemente che la Chiesa deve andare oltre le frontiere, “abitare le periferie” e tenere il
passo degli ultimi. Per questo motivo il dovere dell’accoglienza resta un dovere primario e a
360°, anche quando diventa faticoso e, purtroppo, talvolta fastidioso.
Non mancheranno, come del resto avviene dall’inizio dell’esperienza con i profughi,
occasioni di maggiore approfondimento attraverso articoli (peraltro rintracciabili sul
sito www.caritascrema.it), interviste o incontri pubblici nei quali entrare maggiormente nel
dettaglio della questione “accoglienza profughi” ed evitare pericolosi “incidenti informativi” (il
più grosso di questa mattina riguarda la richiesta di gestire direttamente 35,00€ giornaliere
da parte dei profughi, importo confuso con il cosiddetto “pocket money” di 2,50€ per
convenzione destinato direttamente agli stessi); ad oggi, considerato anche il delicato
periodo storico che stiamo vivendo, è forte la necessità di non lasciare che si strumentalizzi
una questione così complessa affrontandola con superficialità, opportunismo o malafede.

 

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