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Uccisero per due etti di cocaina
Restano in carcere i due cremaschi

Qui sopra, i fucili sequestrati in casa Calzi a dicembre. Tra di essi c’è l’arma del delitto ?Lo diranno le indagini

CREMA – Omicidio aggravato a scopo di rapina. Questa l’accusa, che prevede la pena dell’ergastolo per Diego Calzi, 28 anni e Stefano Baccarin, 23 anni, entrambi di Moscazzano, arrestati alle 5 di martedì mattina dai carabinieri del nucleo di Monza, accompagnati a casa dei due dai colleghi del nucleo radiomobile di Crema. I due sono stati interrogati a mezzogiorno nel carcere di Opera dal giudice, che ha deciso di lasciare entrambi dietro le sbarre, in attesa del giudizio. Le indagini dei carabinieri, scattate all’indomani del ritrovamento del corpo di Moustafa Delloufi, marocchino di 33 anni, di professione spacciatore che condivideva l’attività con il cugino, sono approdate a Moscazzano dopo lunghi accertamenti, aiutate anche da un sequestro di nove fucili effettuato dai carabinieri di Montodine poco prima di Natale in casa del padre di Calzi (vedi Cremaoggi del 19 dicembre, ndr) . Secondo le ricerche dei militari, i fatti si sarebbero svolti in questo modo. Calzi e Baccarini hanno ideato un piano per sottrarre un grosso quantitativo di droga allo spacciatore marocchino e poi rivenderlo. Hanno dato appuntamento a Delloufi nel bosco sopra Cambiago, dove era solito incontrare i clienti e gli hanno chiesto di portare due etti di cocaina che l’avrebbero pagata in contanti. Il valore di mercato della droga è di circa 10mila euro. L’appuntamento era per le ore 13 e lo spacciatore c’è andato accompagnato dal cugino. Quando i quattro si sono incontrati, Calzi aveva con sé un fucile, ma ha tranquillizzato Delloufi, dicendogli che lo aveva portano per venderlo. Invece, appena il marocchino si è avvicinato, Calzi ha esploso un colpo a bruciapelo alla base del collo, ammazzandolo sul colpo. Il cugino è riuscito a fuggire e i due cremaschi presi i due etti di droga, se ne sono andati. Il sopravvissuto a quel punto ha chiamato un suo cliente italiano, che era solito accompagnare lui e Delloufi al bosco, perché venisse a recuperarlo e poi gli ha raccontato quel che era successo. Quando il marocchino è arrivato a casa, ha preso le sue cose ed è sparito dalla circolazione. Attualmente è ricercato dai carabinieri perché è l’unico testimone oculare dell’assassinio. Il corpo di Delloufi è stato trovato il giorno dopo da un cercatore di funghi, che ha avvertito i carabinieri. Le indagini hanno messo sotto la lente d’ingrandimento tutti i clienti del marocchino, fino ad arrivare ai due cremaschi. Peraltro, Calzi era già da tempo sotto osservazione perché aveva qualche piccolo precedente proprio per droga. Si arriva così intorno alle metà di dicembre quando i carabinieri di Montodine effettuano un sequestro di nove fucili a casa del padre di Calzi. Alcune di queste armi erano di proprietà del fratello che le aveva regalate al padre di Calzi perché lui aveva rinunciato ad andare a caccia. Il padre aveva dimenticato di informare i carabinieri del passaggio di proprietà. Di qui il sequestro. Ma tra questi fucili ce n’era uno che spara munizioni dello stesso calibro di quelle che hanno ucciso il marocchino. Di qui le indagini dei carabinieri si spostano a Moscazzano dove, alle cinque del mattino di martedì, vanno a bussare alla porta dei due indagati che vengono trovati a letto e arrestati. Peraltro, prima di arriva a questa conclusione, i militari si erano accertati che il giorno del delitto nessuno dei due indiziati avesse un alibi, in quanto sul posto di lavoro non erano presenti. Inoltre, sembra che ci siano le prove del passaggio dell’auto dei due da Moscazzano al luogo del delitto e ritorno. Tutti i fucili sono stati sequestrati e al momento attuale si stanno cercando riscontri per identificare l’arma del delitto.

Pier Giorgio Ruggeri

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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