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Ammazzato per la droga
Conferme dai carabinieri

CREMA – Restano in carcere a Opera Diego C., 28 anni e Stefano B., 23 anni, entrambi di Moscazzano, arrestati martedì all’alba dai carabinieri di Monza con l’accusa di aver ammazzato Moustafa Delloufi, 33 anni, marocchino e spacciatore a scopo di rapina. Il delitto, commesso il 6 novembre dello scorso anno in una zona boschiva tra Cambiago e Cavenago Brianza, ha un testimone, il cugino della vittima, scampato all’esecuzione. I fatti, secondo i carabinieri di Monza, si sarebbero svolti nel seguente modo. I due cremaschi avrebbero dato appuntamento al marocchino nel bosco con la scusa di voler acquistare un grosso quantitativo di cocaina. Il marocchino è arrivato sul posto insieme al cugino e quanto ha mostrato la droga, i due cremaschi hanno fatto vedere un fucile, dicendo che intendevano venderlo. Invece, quando il marocchino si è avvicinato, Diego C. gli ha sparato a bruciapelo, uccidendolo. Il cugino è fuggito e ha chiamato un tossicodipendente italiano che di solito accompagnava i due sul luogo dove la droga veniva venduta ai tossici. Il cugino riferiva all’italiano del delitto. Il giorno seguente un cacciatore di funghi trovava il cadavere di  Delloufi e avvertiva i carabinieri. Le indagini si focalizzavano subito sui clienti dell’uomo, gente che veniva anche da fuori provincia e sulla testimonianza dell’italiano che era andato a prendere il cugino sopravvissuto, del quale però si sono perse le tracce. Allargando la zona d’indagine anche alla nostra provincia, Diego C. è persona nota alle forze dell’ordine perché ha qualche precedente, i carabinieri sono arrivati ai due ragazzi di Moscazzano. Le verifiche hanno riscontrato che il giorno del delitto Diego C. non era al lavoro e inoltre in casa il padre deteneva regolarmente alcuni fucili da caccia. Mettendo insieme i risultati delle indagini i carabinieri ottenevano un mandato d’arresto per i due giovani di Moscazzano. Alle cinque di martedì mattina i militari andavano a casa di Stefano B. e lo arrestavano, mentre Diego C. veniva tratto in arresto sul luogo di lavoro. Nella sua abitazione i carabinieri trovavano anche tre fucili non denunciati, tra i quali dovrebbe esserci anche l’arma del delitto.

Pier Giorgio Ruggeri

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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