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Il Pd e il consiglio aperto
“Noi vogliamo farlo”

CREMA – Il segretario del Pd cittadino, Jacopo Bassi, interviene sulla bocciatura della richiesta di consiglio comunale aperto da parte della segreteria e conferma la volontà della maggioranza di indire questo consigli, annunciano una conferenza dei capigruppo consiliari per trovare una data nel quale indire questo consiglio.

Urge fare chiarezza, sulla questione “consiglio comunale aperto”, perché non è accettabile rappresentare la realtà in maniera così mistificatoria per esclusivi interessi di parte. Sulla motivazione del primo diniego (quello della richiesta avanzata dalle minoranze), ovvero sulla richiesta di un consiglio aperto sul tema “moschea”, la mancata concessione dipendeva dalla totale insussistenza di un progetto in merito. E questo la dice lunga sulla grossolanità di un certo modo di fare politica, che non può che andare a cozzare contro le questioni di contenuto.
Per quanto concerne la seconda risposta della segreteria generale, quella su un consiglio comunale aperto richiesto dalla maggiorana per discutere delle varianti del pgt (in cui si inserisce, appunto, la realizzazione di un luogo di culto per la minoranza islamica), la motivazione è puntuale e precisa, a differenza di come è stato riportato da alcune forze politiche: il pgt è un tema reale, ma è già di per sé strutturalmente partecipato. Da qui, il parere tecnico nel quale si sottolinea che per la variante al Pgt è già previsto e regolamentato un percorso partecipativo. Prendiamo ovviamente atto e rispettiamo questo parere, ma che non sostituisce certamente il ruolo della politica.
A questo proposito, ritenendo utile un confronto pubblico per fare la necessaria chiarezza, i capigruppo di maggioranza chiederanno una conferenza dei capigruppo per stabilire una data per il consiglio comunale aperto, come richiesto dalla maggioranza e dallo stesso sindaco, nel quale affrontare la questione musalla (sarebbe buona cosa smettere di chiamarla moschea, perché non è di questo che si tratta).
Quindi, non viene meno la volontà politica di condividere le scelte e affrontare il dissenso, nonostante i toni sopra le righe usati anche per commentare questo passaggio (il richiamo alla “piazza”, contrapposta, in questa occasione, al luogo deputato  a prendere le decisioni). E proprio sull’aspetto del rispetto delle regole vale la pena spendere un ultimo ragionamento.
C’è chi ha detto che la scelta è di natura burocratica. Tralasciamo la considerazione su quale sarebbe, a questo punto, la responsabilità politica della maggioranza in consiglio comunale. Ci sembra più importante ricordare le parole di un pensatore della caratura di Norberto Bobbio, secondo cui “il buongoverno democratico è anzitutto il rispetto delle regole che esso si dà”. Le regole non soffocano la democrazia, ma anzi la conservano e la indirizzano sulla strada del bene comune. Non tolgono niente, ma fanno sì che idee e pareri possano essere espressi in modo costruttivo e pertinente, assicurandone così gli effetti pratici.
Gli strali lanciati in maniera approssimativa, invece, non fanno che montare una polemica utile per raccogliere voti, ma non fanno compiere alcun passo in avanti alla comunità.

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