Feste e turismo
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Presepe dei Sabbioni
La sua storia in un libro

La Natività rappresentata nel presepe dei Sabbioni

CREMA – Una storia fatta con le mani. E’ il titolo del libro che viene presentato questa era alle 20.45 presso l’oratorio dei Sabbioni, volume che ripercorre i 25 anni della storia del presepe più grande del cremasco. E’ stato l’onorevole Franco Bordo a suggerire l’idea di mettere insieme un libro per raccontare questa bellissima storia di volontariato e di solidarietà. L’idea è stata accolta con entusiasmo dai figli e dalla moglie di Giovanni, l’uomo che ha costruito nel tempo il grande presepe sei Sabbioni, meta di migliaia di persone e assieme ai volontari dell’Associazione e alla giornalista Lidia Gallanti, autrice del testo, il libro è stato portato a termine nel giro di un paio di mesi. Nel volume si racconta di come il “frer” Giovanni Alghisio raccogliendo un suggerimento di una vicina di casa decida di iniziare a costruire quello che venticinque anni dopo è  riconosciuto come un presepe-Mmuseo, unico nel suo genere in Lombardia e probabilmente in Italia, che ogni anno durante la sua apertura riceve la visita di migliaia di persone provenienti da molte città del Nord e non solo. L’opera svela  molti dei segreti della costruzione delle oltre trecento statue che popolano il presepio e, sotto forma di viaggio nel tempo, descrive minuziosamente le scene tipiche dell’antica campagna Cremasca e dei suoi abitanti, raffigurati nelle attività di ogni giorno. Vengono anche raccontati alcuni simpatici aneddoti riguardanti i volontari che lavorano nel presepe e lo stesso Giovanni. Una citazione anche per alcune delle realtà locali e non, alle quali vengono destinate le offerte dei visitatori. Una parte importante del volume racconta la vita di Giovanni, persona che ha dedicato gli ultimi 20 anni della sua vita a questa opera. Alla sua morte  la moglie, i figli e i volontari, amici di Giovanni , hanno costituito un’associazione denominata  Presepio dei Sabbioni “Giovanni Alghisio”,  allo scopo di mantenerne vivo il ricordo e di dare continuità alla sua opera e il libro va proprio in questa direzione.

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