Ludopatia e gioco
d’azzardo: a Crema
120 slot machine
Che la ludopatia stia dilagando è un dato di fatto. Lo ha segnalato nel novembre scorso, tra gli altri, anche la dirigenza dell’Ospedale Maggiore di Crema. Il problema è tanto più grave se se ne considera la pervasività: nemmeno i giovani ne sono immuni. Al banco degli imputati: il gioco d’azzardo.
A ribadirlo, il 15 ottobre, in sala Ricevimenti, anche una indagine condotta da Gruppo Abele, Auser Nazionale in collaborazione con Libera. “Il gioco d’azzardo – commenta Mara Baronchelli, ex sindaco di Pianengo, da sempre impegnata nel sociale – c’è sempre stato, ma in questi ultimi anni è scappato di mano”. La proliferazione di sale slot, la diffusione di terminali per le scommesse, la maggiore accessibilità ai sistemi di scommessa hanno avuto una rapidissima ascesa, nell’ultimo ventennio. A confermarlo, il professor Leopoldo Grossi, psicanalista. “Fino agli anni ’90 – spiega quest’ultimo – per accedere al gioco d’azzardo bisognava recarsi ai Casino o all’ippodromo”. Ora, si può scommettere stando tranquillamente seduti sul divano di casa, con un portatile, un tablet o, addirittura, uno smartphone. Tutto ciò è frutto di quella che il professor Grassi chiama “deregulation” del gioco d’azzardo: un’onda di liberalizzazioni e autorizzazioni, che strizzano l’occhio alle casse mezze vuote dell’Erario. Complicità non a caso, se si pensa che il sistema delle lotterie contribuisce allo Stato per circa 8 miliardi di euro.
Il dilagare del fenomeno ludopatia, segue dunque la sempre maggiore accessibilità del gioco d’azzardo. Dalla fine degli anni ’90, sono state introdotte le sale bingo, seguite dalle slot machine, dall’aumento degli appuntamenti con le lotterie settimanali, nuove lotterie istantanee, gioco tramite sms ed online. Il sistema è andato via via espandendosi. S’è fatto più pervasivo, alla portata di tutti, in contesti quotidiani. “Il gioco d’azzardo sontuoso – sintetizza Grassi – è stato tramutato in offerta di massa, mentre prima rimaneva relegato a luoghi precisi”. “Oggi – prosegue – c’è una newslot ogni 150 abitanti”.
Crema non fa eccezione. Nonostante in primavera forti folate politiche hanno spirato contro il gioco d’azzardo, la città non può certo dirsi slot-free. Sono 119 le “macchinette” ospitate dai circoli. Poco più di un decimo di quelle installate in tutta la provincia di Cremona. Anche per questo motivo, per il 25 ottobre è stato indetto un convegno, a Crema, dal titolo “Il cremasco territorio d’azzardo”. Obiettivo: sensibilizzare. Perché, come osserva Leopoldo Grassi, “si gioca per divertirsi, ma dopo un certo periodo non si può che giocare per perdere”.
Zeta
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