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Mazzette in cambio
di favori, coppia a
giudizio per concussione

Il giudice Guido Salvini

Chiedevano soldi per concedere licenze commerciali e il cambio di destinazione d’uso di un immobile. Nei confronti di Claudia Piera Fagioli, responsabile dell’area finanziaria delle attività economiche del Comune di Pandino, e il marito Germano Giuseppe Regazzi, consulente, il gup Guido Salvini ha disposto il rinvio a giudizio, mantenendo l’originaria accusa di concussione. Anche se, come spiega lo stesso giudice nel decreto di rinvio a giudizio, “alla luce dell’articolata attività di indagine svolta appare necessario un vaglio dibattimentale che tenga conto, in ragione anche delle memorie depositate dai difensori, della complessità dei fatti e della  loro potenziale qualificazione giuridica sotto il profilo della concussione, allo stato contestata,  o in alternativa sotto il profilo della corruzione propria o impropria”. Il processo, per i due imputati, si aprirà il prossimo 27 gennaio.

Secondo l’accusa, avrebbero chiesto mazzette in cambio di favori, complessivamente 70.000 euro per dare in tempi brevi e senza problemi licenze commerciali e il cambio di destinazione d’uso di un immobile passato da artigianale a commerciale.
Due gli episodi contestati ai due coniugi, fatti accaduti tra il gennaio del 2006 e il marzo del 2008. Nel primo caso un cliente di Regazzi, Carmine Pettinato, si sarebbe rivolto a lui per sapere come avrebbe potuto far fruttare al meglio un immobile di ottocento metri quadrati in via Guido Rossa acquistato all’asta giudiziaria del tribunale di Crema per 234mila euro dalla LO.GI.L, srl con sede a Rivolta d’Adda attiva nel campo della ristorazione il cui amministratore unico è Mara Morselli, moglie dell’imprenditore. Il consulente avrebbe proposto al cliente di trasformare l’immobile in un locale pubblico: bar, pizzeria e ristorante con sala giochi annessa, “garantendogli, con la complicità della moglie, la licenza di esercizio per la somministrazione di alimenti e bevande e il cambio di destinazione d’uso dell’immobile da artigianale a commerciale”, facendo così salire il valore dello stabile fino a un milione e 200mila euro. Tutto questo in cambio di una tangente di 50mila euro. Pettinato avrebbe accettato la proposta e versato la prima tranche: diecimila euro. Il 16 febbraio del 2006, il Comune di Pandino, tramite la Fagioli, aveva rilasciato alla LO.GI.L l’autorizzazione per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande nei locali di via Guido Rossa. Inoltre le aree inizialmente destinate ad attività produttive artigianali “in seguito all’approvazione del progetto presentato in Comune dal geometra Zanaboni su commissione della srl” erano state convertite in aree per attività commerciali-direzionali . Tra il gennaio del 2006 e il giugno del 2007 l’imprenditore avrebbe sborsato al consulente tangenti per 41.800 euro. Ad un certo punto, però, si sarebbe poi rifiutato di sborsare il resto dei 50mila euro concordati all’inizio. Secondo l’accusa, la Fagioli, per ripicca, avrebbe avviato un procedimento amministrativo di revoca dell’autorizzazione precedentemente concessa alla LO.GI.L srl, fissandone la scadenza entro un lasso temporale arbitrario”. Procedimento “successivamente differito in accoglimento delle rimostranze presentate dal legale della controparte e conclusosi con un atto di revoca, a firma della Fagioli, in data 15 marzo 2008”.

Nel secondo episodio contestato, invece, il consulente avrebbe proposto ad un conoscente che voleva aprire un locale con un socio la concessione di una licenza per la somministrazione di alimenti e bevande “già disponibile presso il Comune di Pandino”. Tutto per 30mila euro. All’inizio l’uomo si era presentato in Comune per avere notizie in merito al rilascio della licenza. Avrebbe parlato con la responsabile Fagioli, la quale gli avrebbe detto che in Comune era disponibile una licenza e che per ottenerla avrebbe dovuto parlare prima con suo marito. Dopo essersi consultati con le proprie mogli, i due soci avrebbero accettato la proposta e versato i 30mila euro nello studio dell’imputato. Il 9 novembre del 2006 il Comune di Pandino, a firma della Fagioli, aveva rilasciato al “Bar Tavola Calda La Divina”, snc che come amministratori aveva le mogli dei sue soci, l’autorizzazione per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande.

Davanti al gup, per quest’ultimo episodio, c’era finita anche una terza persona, Francesco Valerani, di Pandino. Quest’ultimo, che era uno dei soci, è stato assolto “perché il fatto non costituisce reato”. L’accusa, per lui, era di favoreggiamento personale, in quanto il 23 febbraio e il 13 luglio del 2011 avrebbe reso dichiarazioni mendaci alla guardia di finanza per sviare le indagini.

“In sostanza Valerani”, come ricordato dal gup, “avrebbe negato di aver soggiaciuto, in occasione di un incontro avvenuto alla fine del 2006 con il socio e con le rispettive mogli, alla richiesta del Regazzi di consegnargli 30.000 euro quale condizione per il rilascio della licenza. Secondo la versione del socio, invece, egli e Valerani avrebbero pagato a Regazzi  15.000 euro ciascuno in parte con assegni e in parte in contanti, somma materialmente consegnata presso lo studio del consulente a Rivolta d’Adda. La moglie di Valerani ha invece riconosciuto che l’incontro a quattro vi era stato e in tale occasione tutti avevano deciso di ‘acquistare’ la licenza da Regazzi pagando il 50% di quanto richiesto per coppia. Ella stessa aveva messo a disposizione del marito circa 5000 euro”.
“Il difensore dell’imputato”, scrive il giudice, “ha presentato un’ampia memoria difensiva con la quale ha chiesto il proscioglimento del suo assistito sostenendo la presunta incompatibilità tra la posizione di persona offesa del reato di concussione e quella favoreggiatore in favore appunto del concussore stesso. In realtà tale impostazione non può essere pienamente condivisa in quanto il momento consumativo del reato di concussione non coincide né con il momento né con la condotta del reato di favoreggiamento. Infatti l’attuale imputato prima sarebbe stato indotto, peraltro in modo mediato, a cedere alla concussione e poi, a reato già consumato e a distanza di tempo ha rilasciato dichiarazioni che hanno portato all’incriminazione per favoreggiamento. Tuttavia non bisogna dimenticare l’aspetto soggettivo che interviene ad impedire una valutazione in termini di favoreggiamento del comportamento dell’imputato. infatti è del tutto plausibile che Valerani, sentito dalla guardia di finanza in una fase in cui le indagini erano ancora fluide e iniziali, avesse come fine immediato quello di evitare di essere incriminato per una possibile e non improbabile ipotesi di corruzione. Essenzialmente per tale ragione egli avrebbe fornito dichiarazioni reticenti. Ma è evidente che tale situazione psicologica difetta del tutto il dolo specifico di favoreggiamento nei confronti del concussore e pertanto deve essere emessa sentenza di assoluzione in relazione all’accusa mossa a Valerani con la formula il fatto non costituisce reato”.

L'avvocato Marco Simone

Nel procedimento, Regazzi è difeso dagli avvocati Simone e Invernizzi. “Viste le numerose udienze preliminari tenutesi e tutti gli approfondimenti forniti sinora al gup”, ha commentato l’avvocato Marco Simone, “confidavamo che la vicenda potesse già chiudersi con una sentenza di non luogo a procedere per entrambi gli imputati, tenuto conto anche delle copiose contraddizioni e incongruenze, a nostro avvisto emerse durante le indagini preliminari e puntualmente segnalate al gup. Rimaniamo convinti, in vista del dibattimento, dell’estraneità del nostro assistito ai fatti contestati. Siamo anche fiduciosi del fatto che, come precisato espressamente dal gup nel proprio decreto di rinvio a giudizio, il collegio possa ben valutare l’ipotesi di una riqualificazione giuridica dei fatti, che avrebbe come logica ed immediata conseguenza il venir meno di ogni responsabilità in capo al nostro assistito”.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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