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Iori a processo
per truffa all’ospedale
Sentiti i testi del pm

L'avvocato Gennari

Dopo la conferma in appello a Brescia del carcere a vita per il duplice omicidio dell’ex compagna e della figlia, Maurizio Iori, ex primario di Oculistica dell’ospedale di Crema, torna a processo a Cremona davanti al giudice Francesco Sora, questa volta per truffa ai danni dell’ospedale. Nel procedimento per truffa, l’ospedale è parte civile attraverso l’avvocato Gian Pietro Gennari. Il medico è accusato di aver timbrato la scheda magnetica, attestando “falsamente la propria presenza in ufficio”. L’attività di riscontro, come ha spiegato questa mattina in aula l’ispettore della Questura di Cremona Mauro Bonazzoli, è stata effettuata incrociando i dati degli ingressi e delle uscite dall’ospedale, i tabulati telefonici e le tracce del telepass della Chrysler Grand Voyager nera che Iori aveva in uso. Gli inquirenti hanno così potuto accertare che in diverse occasioni, dal primo gennaio del 2011 fino al 14 ottobre dello stesso anno, data dell’arresto per il duplice omicidio, Iori si trovava in luoghi diversi (Lodi, Somma Campagna, Manerbio), mentre risultava in servizio e presente all’interno dell’ospedale di Crema. “Il 10 gennaio”, ha portato come esempio l’ispettore Bonazzoli, “alle 7,30 risulta la timbratura in ospedale, alle 13,44 l’uscita. Alle 9, invece, Iori si trovava a  Soncino al depuratore comunale, mentre alle 11,38 era a Romanengo”. E ancora: il 16 luglio del 2011, anche se l’imputato risultava presente all’interno dell’ospedale dalle 7.22 alle 17.54, era a Carugate e a Pieve Fissiraga ad effettuare gli acquisti che gli sarebbero serviti per preparare il delitto. Nell’indagine è stata acquisita anche copia degli scontrini dei supermercati dove Iori si era recato. “Ha sempre pagato in contanti”, ha detto in aula un altro degli inquirenti, “ma la commessa lo ha riconosciuto”.  Come testimone dell’accusa è stata sentita la commessa del Carrefour di Carugate con la quale Iori aveva avuto un diverbio per via di un codice a barre di un prodotto che alla fine l’imputato non aveva comprato. “Mi hanno colpito gli occhi azzurri”, ha ricordato la testimone. “Aveva pochi capelli ed era magro”. Maurizio Iori, come ha testimoniato oggi a processo anche il direttore dell’ospedale Luigi Ablondi, era primario facente funzioni con l’obbligo di timbratura, mentre secondo la difesa, rappresentata dagli avvocati Elena Frigo e Michele Bontempi, il medico, nella sua funzione di direttore pro tempore di una struttura complessa, non aveva l’obbligo di firmare il cartellino. Il processo è stato aggiornato al prossimo 19 novembre.

Sara Pizzorni

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