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Minacciato sul luogo
di lavoro: ‘Dacci i soldi
se vuoi vivere tranquillo’

Era stato minacciato di morte sul luogo di lavoro. Doveva pagare, altrimenti gli avrebbero bruciato l’attività. In aula, davanti al collegio presieduto dal giudice Pierpaolo Beluzzi, Singh, un commerciante indiano con un lavoro in una cooperativa del cremasco, è stato costretto, non senza difficoltà, a ripercorrere quei terribili momenti. Momenti in cui aveva visto in pericolo persino l’incolumità della propria famiglia. ‘Abbiamo visto tuo figlio sul balcone che giocava. Aveva la maglietta rossa, è proprio un bel bambino’, si era sentito dire l’indiano, che oggi, con l’aiuto di un’interprete, ha ripercorso quanto gli è accaduto, rispondendo alle domande del pm Fabio Saponara. A processo, sei meridionali accusati di estorsione per aver chiesto il pizzo ad alcuni commercianti cremaschi. E’ l’operazione “Vagnari u pizzu” (Bagnare il becco), portata a termine dagli agenti del Commissariato di Crema il 20 dicembre del 2012 con l’arresto di sette persone, sei italiani e uno straniero, che secondo l’accusa si fingevano affiliati al clan dei Mancuso. A dare avvio alle indagini, una prima denuncia per estorsione sporta dal titolare di una pizzeria di Crema nel gennaio del 2011. Da qui la scoperta di altre estorsioni ai danni di un negozio della città e di una cooperativa operante nella fornitura di lavoro temporaneo.
“E’ stato difficile convincere le vittime che subivano minacce a testimoniare”, aveva spiegato all’epoca dei fatti il vice questore Daniel Segre. “Erano spaventati e solo dopo essersi convinti hanno iniziato a fidarsi e a raccontare i dettagli delle estorsioni”. Ai commercianti sarebbero state estorte decine di migliaia di euro all’anno.

Uno di questi sarebbe stato proprio Singh, che al pm, vincendo le iniziali reticenze, ha spiegato di essersi ritrovato sul luogo di lavoro “sei o sette persone arrivate su due auto. Sono scesi in tre e mi hanno chiesto 5000 euro.  Dovevo dar loro i soldi, se volevo lavorare e avere una vita tranquilla. Mi hanno minacciato di bruciarmi tutto e che avrebbero fatto del male a me e alla mia famiglia”. La vittima ha raccontato delle telefonate intimidatorie (sappiamo dove abiti’), dei soldi consegnati in contanti: prima 5000 euro, poi altri 2000, poi ancora 4000 euro pagati nel settembre del 2010 e altri 3500 euro consegnati qualche mese più tardi. “L’ultima volta me ne avevano chiesti 4000, ma io non li avevo tutti. Così ho dato loro 3500 euro, di cui mille prelevati in banca dove loro mi avevano accompagnato”. “Una di queste persone che mi ha chiesto i soldi è Salvatore”, ha detto la vittima, che in aula ha riconosciuto due degli imputati presenti: Fortunato, detto Salvatore, e Carmine. Gli dicevano: ‘quei soldi ce li devi dare in un modo o nell’altro’, e che sarebbero tornati presto. ‘Qua funziona così’. Singh, che frequentava un bar del cremasco, ha raccontato di aver parlato di quanto gli stava accadendo a Francesco, il titolare,  che lo aveva messo in contatto con un amico finanziere. Dichiarazioni che però oggi sono state smentite sia dallo stesso proprietario del locale che dall’ex finanziere, chiamati entrambi a testimoniare come testi della difesa. Per loro, con Singh c’era ‘solo una conoscenza da bar’.

L’udienza è stata poi rinviata al 30 settembre per l’esame degli imputati e per la sentenza.

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