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Nuovo anno, vecchia crisi: code
ai Patronati. Edile, il 2014 si apre
con circa 40 licenziamenti

Il nuovo anno non porta nulla di buono sul fronte occupazionale. Anzi, le code di persone che bussano alla porta dei sindacati per cercare di capire come comportarsi una volta rimasti senza lavoro, è in aumento. E a confermarlo sono i dati, che solo per il settore edile del Cremasco, rimangono allarmanti.
A confermarlo è Cesare Pavesi della Fillea Cgil, che inizia l’anno con circa una quarantina di lavoratori che hanno perso il posto di lavoro alla fine del 2013.
Un elenco di aziende che non ce la fanno più a restare sul mercato e che a malincuore devono chiudere i battenti o far ricorso agli ammortizzatori sociali per dare un poco di respiro ai dipendenti mentre stanno cercando un nuovo lavoro.
“La situazione resta critica, al patronato ci sono code di persone a chiedere informazioni per accedere alla disoccupazione. Solo a fine anno sono una quarantina i lavoratori di ditte cremasche che hanno perso i lavoro”.
L’elenco è lungo. “Quattordici – esordisce Pavesi – sono gli operai della R.M. di Vailate ai quali si aggiunge una impiegata part-time che una volta finita la cassa in deroga non avranno alternativa se non la disoccupazione. Stessa sorte per la Stone di Casaletto Ceredano dove a rimanere a casa saranno in sei. Non va meglio alla Frassi di Chieve dove altre cinque persone dovranno accedere alla disoccupazione”.
Al lavoro per cercare di avere ancora tre mesi di cassa integrazione in deroga per la Edil Asfalti di Torlino Vimercati dove, spiega Pavesi, lavorano altre sette persone.
Problemi anche alla Ripamonti Costruzioni dove i dipendenti sono 18. “Qui stiamo cercando di avere la cassa integrazione straordinaria, perché la situazione è critica”.
A queste si aggiungono una seri di piccolissime imprese da uno o due dipendenti. la cui situazione, spiega il sindacalista della Fillea, “è difficile da tenere monitorata, visto che si rivolgono al sindacato solo nel momento del bisogno, quando ormai sono già stati licenziati”.
E non va meglio a tanti ex dipendenti dell’Arespan Brocca, azienda di Agnadello che ha chiuso i battenti da un paio di anni. “Una parte di loro, soprattutto donne, non si è ancora ricollocata ed ora ha finito il periodo di mobilità e non può accedere alla disoccupazione. A questo si aggiunge il fatto che l’azienda non ha ottemperato agli accordi presi e da agosto ha smesso di pagare le rate del Tfr, visto che anche alla casa madre a Mombercelli ci sono dei problemi”.
In pratica un anno ancora nero per i settori edile e legno?
“Per l’edile non si vede nessun spiraglio, cantieri e opere pubbliche non ne partono, il residenziale è fermo e per le aziende sono continue chiusure o richieste di casse integrazione. Meglio va per il settore legno, perché queste aziende, soprattutto di pallets e imballaggi, lavorano spesso con l’estero dove i pagamenti sono più puntuali. Qui la situazione, diciamo, è un poco più vivace. Speriamo ora nel nuovo anno”, conclude Pavesi.
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