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Folcioni, crescono gli allievi
ma anche i costi della scuola
Lupo Pasini: “Bisogna aumentare le rette”

S’è molto discusso dell’Istituto Civico Musicale Folcioni. Una scuola di musica con una tradizione centenaria, che dalla prossima settimana avrà a disposizione i tanto agognati spazi nel sottotetto del Mercato Austroungraico, per far fronte alle proprie esigenze, date dall’aumento degli iscritti. Tuttavia, a molti è andata di traverso l’attenzione che l’Amministrazione sta dimostrando nei confronti del Folcioni. Preferirebbero che l’impegno (economico) profuso fosse indirizzato a fronteggiare la crisi e lo stato di indigenza di un numero sempre maggiore di persone. Ma, così si rischia di sottovalutare quello che è il vero obiettivo di una scuola civica come quella del Folcioni, ovvero “concorrere alla formazione umana e culturale dei cittadini”, sostiene Alessandro Lupo Pasini, direttore dell’istituto.

Direttore, una delle polemiche avanzate ultimamente riguarda la destinazione dei fondi elargiti dal Comune. Fondi che, notoriamente, non vengono utilizzati solo per gli studenti di Crema ma anche per quelli provenienti dal comprensorio.

Statisticamente, 40 allievi provengono dal comprensorio e 60 da Crema. Ad oggi non abbiamo un Comune che presenta un numero consistente di allievi rispetto ad altri. Numeri esigui, che, sommati, arrivano ad una quota pari, circa, al 40%, contro il 60% di cremaschi.

Il mese scorso qualcuno ha parlato di boom delle iscrizioni, per quest’anno.

Stiamo ancora vagliando: ci sono allievi addirittura in attesa di essere presi – eventualmente – all’interno della scuola. Solo questa settimana, giusto per fornire qualche dato, ci sono arrivate altre cinque richieste. Indicativamente siamo introno ai 270 allievi effettivi, contro i 243 dello scorso anno – esclusi quelli in lista d’attesa. Che, se dovessimo prendere, ci farebbero arrivare tranquillamente a quota 280 allievi. Per ora non li abbiamo presi per un motivo molto semplice: com’è noto, questa sede meravigliosa ha una carenza di aule, che, però, finalmente, non è più un discorso campato in aria. Infatti, dovremmo avere, per la prossima settimana, l’ampliamento sopra l’Austoungarico.

Quindi non c’è ancora l’ufficialità sulla data dell’inaugurazione…

Non ancora, quella è competenza del comune. Però, ho sentito l’assessore Fabio Bergamaschi, che mi ha detto che entro la prossima settimana i lavori saranno terminati. In effetti, è così, perché l’abbiamo potuto verificare noi stessi.
Siamo partiti con l’incremento di più di 30 allievi, e questo ha comportato che, se l’anno scorso le aure non erano sufficienti, quest’anno il problema era ancora più assodato. Con in nuovi spazi avremo sicuramente una situazione migliore, evitando di andare a fare lezione nei camerini.
Altra cosa da segnalare che, storicamente, negli ultimi 20 anni, il Folcioni ha avuto un picco minimo di 215 allievi, di partenza, che poi si incrementano durante l’anno.

Boom delle iscrizioni, spazi che continuano a non bastare, ma finalmente è arrivato l’ampliamento. Questo significa che in vista c’è anche un aumento del numero dei corsi offerti?

Io credo che i numeri di cui stiamo parlando – quasi 300 alunni in 7 aule e due camerini, nda – non siano da superare, sia perché comporterebbero ulteriori disagi logistici, ma anche perché richiederebbero altro personale, con un ulteriore incremento di costi. Quindi, anche se sarebbe bello ed auspicabile avere una scuola di mille allievi, una città dove mille ragazzi fanno musica, secondo me questo è il numero massimo accettabile, per fare le cose con una certa efficienza e qualità.

L’ampliamento comporterà necessariamente dei costi aggiuntivi. Da chi saranno sostenuti?

Per quel che so io, posso dire che la gestione Folcioni funziona così: noi con le rette non riusciamo, ovviamente, a coprire tutti i costi del personale, di gestione ecc., e quindi interviene il Comune con una sovvenzione. Sponsor, attualmente, il Folcioni non ne ha. Ha avuto per qualche anno l’Avis. Adesso avremo un concerto per la Sparkasse, ma si tratta di cifre sì importanti per noi, ma che poi verranno destinate all’acquisto di materiali didattici. Insomma, un grosso aiuto che però non risolve il problema da un punto di vista gestionale, perché i costi sono piuttosto consistenti.

Il dato che, dell’ultimo report sull’attività dell’Istituto civico, salta all’occhio è un passivo di 28mila euro. Si può dire che uno dei prossimi obiettivi del Folcioni sarà quello di limare un po’ questa cifra, oppure rimarrà una condizione cronica a cui sarà difficile far fronte?

Posso rispondere solo a titolo personale. Ritengo che una scuola civica abbia il dovere di permettere a tutti i cittadini di avvicinarsi alla musica senza, per questo, impegnarsi economicamente in maniera proibitiva. Tuttavia è oggettivo che il piano tariffario attuale in alcune voci sia assolutamente anacronistico. Quindi io ho suggerito a tutti i soggetti interessati – Fondazione S. Domenico, Comune di Crema – una revisione del piano rette; che non significhi un aumento spalmato su tutte le tariffe, ma solo su quelle che, oggettivamente, comportano un grosso deficit per quanto riguarda la gestione economica. Il tutto, chiaramente, rimanendo al di sotto di quello che può essere il costo di una lezione privata. Però, tanto per dare un dato grossolano ma indicativo, il nostro corso tipo costa 910 euro all’anno, comporta 3 lezioni settimanali da un’ora ciascuna, due collettive, di poche persone, ed una individuale. Calcolatrice alla mano risulta che, su 35-36 settimane di corsi spalmate su tutto l’anno, l’alunno spende meno di 9 euro all’ora. Un costo che, con una lezione privata, con insegnanti laureati e qualificati, è fuori mercato. Per questo ritengo – opinione personale – che ci possa essere un margine di adeguamento, graduale, in modo da diminuire il deficit che si viene a creare a livello gestionale. Perché, a parità di contributi, se aumenta il numero di iscritti, aumentano anche le spese.
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