Cronaca
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Villa Obizza naufraga il sogno
del recupero: la Fondazione
chiude, rosso per 230mila euro

E’ la fine. Dopo sei anni chiude la Fondazione Villa Obizza e svanisce il sogno di riportare agli antichi splendori la dimora palladiana unica in Lombardia. Ad annunciarlo ufficialmente, anche se ormai la questione era di dominio pubblico, il presidente della Fondazione, Angelo Brambilla, con il sindaco di Ricengo e vicepresidente, Feruccio Romanenghi e il segretario Giuliano Paolella. Un sogno che si è scontrato con la dura realtà della crisi economica, della burocrazia, dei mancati appoggi al progetto. E così la Fondazione nata il 31 maggio del 2007, per recuperare la villa non ha raggiunto il suo scopo e si appresta a comunicare al prefetto la chiusura della onlus. Con un debito di 230mila euro da ripianare con la vendita della dimora stessa acquista al prezzo di 190mila da Invernizzi. Hanno tentato il tutto per tutto, con un accordo che sembrava ormai cosa fatta con la Sovrintendenza di Brescia retta dal sovrintendente Andrea Alberti e la speranza di poter avere presto un finanziamento di 300mila euro per mettere in sicurezza la dimora con una progetto di recupero particolare. Un progetto studiato dagli architetti Cristian Campanella, Giovanni Plizzari e dell’ingegner Giulio Terzini: un tetto in acciaio modernissimo e delle coperture trasparenti per mostrare quello che la villa era. “Un recupero stile rudere”, ha spiegato il presidente Brambilla. Ma poi, l’impossibilità ad incastrare gli impegni tra il sovrintendete Alberti e la sovrintendente della Lombardia, Caterina Bon-Valsassina e il terremoto che ha colpito anche il mantovano e che di fatto monopolizzato tutti i fondi, han fatto sì che per la Fondazione non ci fosse più nulla. A ciò si è aggiunto, “l’abbandono della politica. Non abbiamo avuto nessun appoggio, i comuni si sono defilati e la Provincia è stata inesistente”, ha sottolineato il sindaco Romanenghi. Risultato? La Fondazione formata da 27 soci (16 privati e 11 pubblici) chiude i battenti, il debito è da ripianare e la speranza è che qualcuno resti ‘fulminato sulla via di Bottaiano’ e decida di acquistare la dimora. Prezzo? 250mila euro circa. Capitale necessario a una ricostruzione vera e propria? Sei milioni di euro.
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