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Tribunale, si tenta il tutto per tutto
Anche Fontana scrive al ministro
Riccaboni invita i sindaci alla protesta

Si tenta il tutto per tutto per salvare il tribunale. A meno di 15 giorni dalla data stabilita per la chiusura definitiva del palazzo di giustizia di Crema, parlamentari e sindaci stanno cercando di fare il possibile per arrivare a convincere il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri a concedere anche a Crema, come ad altri tribunali e sedi distaccate, la possibilità di continuare, per i prossimi cinque anni, l’attività giudiziaria. In caso contrario il 13 il palazzo sarà chiuso.
LA LETTERA DELL’ONOREVOLE FONTANA
Dopo la lettera del sindaco Stefania Bonaldi, stamattina un’altra missiva, a firma dell’onorevole Cinzia Fontana è partita alla volta di Roma e arriverà presto nell’ufficio del ministro. Fontana ribadisce quanto già affermato dal primo cittadino di Crema e chiede con forza al ministro Cancellieri di rivedere la sua decisione anche a fronte dei problemi logistici che non consentirebbero di garantire un adeguato livello di funzionalità. Questione ribadita dallo stesso ministro nel decreto dell’8 agosto nel quale manteneva ‘in vita’ il tribunale solo per archivio.
“Con franchezza – scrive l’onorevole Fontana – non posso nascondere lo sconcerto rispetto alle decine di decreti correttivi approvati da codesto ministero nelle ultime settimane, che autorizzano la proroga da alcuni mesi fino a cinque anni per altrettanti tribunali minori o addirittura sedi distaccate.
Di fatto, essendo basati su criteri non omogenei e perciò incomprensibili, questi provvedimenti creeranno Comuni di serie A (con rinvio) e Comuni di serie B”, scrive invitando il ministro a prendere in considerazione le istanze del territorio e a rivedere la decisione.
“Non si tratta, come ogni tanto emerge nella discussione generale, della difesa del piccolo cortile di casa propria. Si tratta invece della difesa di un presidio di giustizia, di sicurezza e di servizio alla cittadinanza che territori e istituzioni locali virtuose come le nostre hanno saputo garantire nel corso di decenni con efficienza e senza sprechi per le risorse pubbliche”, conclude Fontana.
L’APPELLO DEL SINDACO DI SPINO D’ADDA
Una lettera, indirizzata a tutti i colleghi cremaschi, è invece partita dal comune di Spino d’Adda. Il sindaco, Paolo Riccaboni, ha ritenuto di sollecitare gli altri primi cittadini, invitandoli in prima istanza a prendere parte lunedì al presidio di fronte al tribunale di Crema organizzato dai dipendenti.
Riccaboni ricorda che “a mezzanotte del 12 settembre nulla più si potrà” per salvare il tribunale che serve circa 165mila abitanti che saranno costretti, nel caso dovesse loro servire, a recarsi a Cremona. Oltre al fatto, dice il sindaco di Spino, che molte forze dell’ordine saranno, anziché sul territorio, in tribunale a Cremona. Per questi motivi, e a fronte anche del fatto che l’impresa non è impossibile, essendo riuscita ad altri territori, Riccaboni invita i sindaci a prendere un impegno preciso in favore della causa. Il sindaco di Spino propone ad una rappresentanza di colleghi, accompagnati dai rappresentanti istituzionali e spera anche dal presidente della Regione, Roberto Maroni, a recarsi a Roma dal ministro a perorare la causa, oltre che a restituire la propria fascia. Da ultimo, invita i sindaci a prendere in considerazione il fatto di pagare con due euro a cittadino le spese per mantenere aperto il tribunale. Questione sulla quale molti sindaci hanno già storto il naso, visto le condizioni misere dei bilanci comunali.
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