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Ferla, lavoratori disperati:
‘Senza lavoro e senza cassa,
vogliamo i nostri arretrati’

Un grido disperato quello dei dipendenti della Ferla Multiservice e della Ferla Energy le due società del gruppo chiuse dallo scorso gennaio. Disperati, senza stipendio e senza cassa integrazione da dicembre, arrabbiati anche con il sindacato, oggi hanno tentato l’ennesima carta per poter portare a casa qualcosa per mantenere le famiglie. “Vogliamo i nostri arretrati, così non possiamo più vivere, abbiamo dei figli da mantenere”, ripetono i circa venti dipendenti che si sono radunati a Credera Rubbiano.

Un appello, una supplica al tribunale perché faccia presto a concedere il concordato preventivo e nominare un commissario giudiziario che possa pagare gli stipendi del mese di dicembre e gli altri arretrati. Sono stanchi, da sei mesi vivono nell’incertezza e se la prendono anche con il sindacalista Teodolindo Lunghi della Fim Cisl che sta lavorando perché il tribunale si dia una mossa e perché la cassa integrazione venga approvata e pagata almeno per il mese di luglio.

Sono una sessantina, quattro in cassa in deroga e 47 in cassa integrazione straordinaria, oltre a 16 che sono in un regime di cassa sospesa perché stanno lavorando con contratti a tempo determinato. Anche quest’ultimi comunque in attesa del via libera del tribunale che permetterà l’apertura di una mobilità, non possibile in altro modo in quanto costerebbe ad una azienda ormai senza liquidità circa 180mila euro.

“Questa nostra protesta, qui di fronte a quella che era la sede dell’azienda è per chiedere al tribunale di sveltire le procedure e concedere il concordato che permetterà i pagamenti. Senza quello anche il liquidatore, il dottor Castaldi, non può garantire nessun pagamento. Una protesta per un sollecito, che ripeteremo anche davanti al tribunale se entro la fine di giugno non avremo ancora risposte e certezze”, ha spiegato il rappresentante della Fim Cisl.

Le due aziende del gruppo Ferla hanno chiuso i battenti il 31 dicembre. Il 7 gennaio hanno comunicato ai dipendenti le difficoltà e la decisione di chiudere l’attività. Dal 15 gennaio i dipendenti sono ufficialmente in casse integrazione, ma fino ad ora non hanno ricevuto alcun pagamento. E la situazione comincia ad essere pesante, soprattutto perché molti hanno delle famiglie e dei figli a cui garantire un sopravvivenza dignitosa.

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