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‘Lasciateci lavorare’ appello
di Provincia e sindaci contro
il blocco della Paullese

Lasciateci lavorare, non fermate la Paullese. Così l’amministrazione provinciale, i sindaci del territorio, le associazioni di categoria, gli imprenditori e le organizzazioni sindacali all’indomani del ricorso presentato al Tar da l’azienda cremonese Berltrami contro le modalità di assegnazione dei lavori del secondo lotto del raddoppio dell’arteria. Un ricorso che rischia di penalizzare il territorio, rinviando la partenza dei lavori del raddoppio tra Dovera e Spino d’Adda prevista per il primo giugno. Al campo base già allestito dalla Carron, ditta che si è aggiudicata i lavori, convocati dal presidente della Provincia di Cremona c’erano tutti. «Il nostro interesse è lavorare, nient’altro. Il primo giugno le ruspe sarebbero entrate in azione, per realizzare questo secondo lotto che siamo riusciti a finanziare nonostante il periodo di crisi. E questo è già stato un miracolo. Rallentare i lavori significa bloccare chi sta lavorando e mettere in difficoltà le aziende. La nostra – ha proseguito il presidente Salini, che non ha voluto entrare nel merito del ricorso, – non è una protesta, ma una assunzione di responsabilità».

Al presidente della Provincia ha fatto eco il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi: «Più volte abbiamo ribadito che si deve lavorare in sinergia per il territorio. Ora siamo qui tutti insieme per chiedere di poter continuare l’opera. Non mettiamo in dubbio il legittimo esercizio di un diritto, ma è una ferita per il territorio un’opera che rischia di essere fermata». D’accordo tutti i presenti, a partire dai sindacati fino ad arrivare alle associazioni di categoria preoccupati per le ripercussioni sul territorio che lo stop dell’opera potrebbe avere. D’accordo anche i primi cittadini accorsi in massa per sostenere l’iniziativa auspicando di poter vedere le ruspe al lavoro al più presto. C’erano infatti, oltre al sindaco di Crema, Gianpietro Denti di Ripalta Guerina, Paolo Riccaboni di Spino d’Adda, Donato Dolini di Pandino, Domenico Calzi di Vaiano, Achille Zanini di Monte Cremasco, Omar Bragonzi di Montodine, Camillo Comandulli di Castelleone, Fabio Guerini Rocco di Credere Rubbiano, Maria Grazia Maghini di Casale Cremasco e Gabriele Patrini di Offanengo. Presenti anche gli assessori provinciali Giovanni Leoni e Matteo Soccini, il consigliere regionale Federico Lena, il presidente della Libera Associazione Artigiani, Marco Bressanelli, il presidente di Reindustria, Giuseppe Capellini, quello di Asvicom Berlino Tazza e quello dell’Autonoma Artigiani Cremaschi, Giulio Baroni.

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Commenti
  • max

    veramente è il giudice che decide la sospensiva, mica loro….

  • nILO

    Solite fanfaronate. Un ricorso è sempre legittimo, se credono di aver fatto le cose correttamente facciano partire pure i lavori senza troppe scene.