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Negozi sempre aperti
ma gli affari non decollano
Casse integrazioni e licenziamenti
a raffica anche in città

Non è servito a nulla lo sciopero proclamato dai sindacati per il 25 Aprile, i negozi in città nel giorno della Liberazione erano tutti aperti. Sia quelli del centro che la grande distribuzione. E aperti lo saranno probabilmente il Primo Maggio festa dei lavoratori.

L’appello era stato lanciato dalle tre sigle sindacali del commercio: Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil. Negozi tutti aperti anche in centro città, ma tutti vuoti. Bastava passeggiare, nella giornata del 25 Aprile, per vedere la scarsità di clienti nei vari esercizi cittadini del centro. Un segno chiaro della crisi, che sta colpendo amaramente anche il centro storico della città.

Sì, perché alle aperture perenni, domeniche e festivi compresi, non corrisponde un aumento degli affari. Anzi, sono tanti i negozi anche storici del centro Crema che chiedono cassa integrazione o addirittura licenziano il personale da un giorno con l’altro. Il turn over delle commesse è evidente a qualsiasi occhio, e a confermarlo è la segretaria della Filcams cremonese, Carla Spelta. “Preferisco non rendere noti i nomi dei negozi, ma confermo che sono parecchi quelli che hanno sede in centro città, tra via Mazzini e via XX Settembre che hanno fatto richiesta di casse in deroga, come confermo i licenziamenti che non sono rari di commesse. L’ultimo solo qualche giorno fa, quando un negozio del centro ha licenziato due commesse praticamente nello stesso giorno. E ce ne saranno anche altri di cui non sono a conoscenza perché magari i proprietari si sono rivolti agli altri sindacati”.

Una situazione drammatica anche per il commercio della città, soprattutto per la piccola distribuzione. E le aperture nei festivi non aiutano. Da qui l’appello, per ora inascoltato, allo sciopero: “Si sciopera perché aprire nelle festività non ha rilanciato i consumi e non ha creato occupazione, anzi, i consumi sono in netta flessione e l’occupazione diminuisce, anche in questo comparto non si contano le procedure di chiusura di attività, cassa integrazione e licenziamenti”, recita infatti il volantino distribuito dai sindacati. “Sappiamo – aggiunge Spelta – che per molti lavoratori è difficile scioperare perché la paura, in questo periodo, di perdere il posto di lavoro è tanta”

E a chiedere che nelle giornate di festa non si lavori è anche Mario Lottaroli, della Federazione della sinistra. Lottaroli già qualche tempo fa aveva sposato la battaglia ed ora dopo le aperture anche nel giorno della Liberazione torna sull’argomento: “Sono indignato che nella giornata della festa nazionale più importante, negozi e supermercati siano rimasti aperti come fosse una qualunque giornata infrasettimanale. Questo ha costretto i dipendenti a recarsi al lavoro negando loro il piacere di condividere con le persone care questa giornata così piena di significati. È anche in questa maniera che si uccide la memoria storica di una nazione, quando ai valori più profondi si antepongono gli affari ed il mercato”.

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Commenti
  • siemo

    Mario Lottaroli vai un po a c…..e e lavora un po anche tu….

  • bè forse ai valori più profondi si antepone… la sopravvivenza