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Nuove povertà, allarme
Caritas: “La crisi
disgrega le famiglie”

Non solo in comune con 139 accessi nei primi tre mesi dell’anno, anche il centro di ascolto diocesano dimostra come la povertà e le situazioni di difficoltà per le famiglie cremasche aumentino di giorno in giorno. Nei primi tre mesi dell’anno sono stati già 104 le richieste di aiuto al centro di ascolto per un totale di 226 colloqui effettuati dagli operatori della Caritas. Una fotografica quella messa a punto del centro di ascolto diocesano che non lascia spazio all’immaginazione: la situazione è critica e  soffrire non sono più solamente gli stranieri ma anche le famiglie italiane che fino a qualche anno fa vivevano una situazione pressoché normale. Lo scorso anno infatti erano stati 280 le famiglie che si erano rivolte alla Caritas per chiedere una mano, e di queste circa un terzo erano famiglie che prima di allora non avevano mai fatto chiesto aiuti per arrivare a fine mese. Ad analizzare la situazione che definisce in netto peggioramento è Claudio Dagheti, responsabile Caritas.

“Non sono più solo gli stranieri a rivolgersi a noi, ma anche tanti italiani: il 57% è straniero e il restante 43% italiano. Sono in aumento le famiglie, le persone coniugate con figli che si rivolgono a noi, anche se restano per la maggior parte straniere, perché gli italiani che chiedono aiuto continuano ad essere maggiormente quelli separati, divorziati oppure single. Il fatto, che ci aspettavano, è che le situazioni familiari degli italiani sono di potenziale fragilità. In parole povere – aggiunge Dagheti – questa crisi, i problemi economica e di occupazione disgregano le famiglie, vanno a incidere sulle relazioni familiari”.

Infatti, a differenza degli scorsi anni in cui le persone che si rivolgevano al centro di ascolto avevano oltre a problemi economici e di occupazioni anche problemi abitativi, quest’anno la terza problematica maggiormente sentita riguarda i rapporti familiari. “Molti si rivolgono per chiedere un aiuto perchè hanno difficoltà in famiglia, sia perché hanno anziani a carico o disabili o minori problematici. Di questi il 20% è anche divorziato o separato, oppure sono donne nubili con figli”, spiega Dagheti. Peggiorano anche le situazioni con problemi economici: il 70% di queste persone non riescono con il reddito a loro disposizione a soddisfare le normali esigenze quotidiane, mentre il 15% non ha alcun reddito. Così come quelli che hanno problemi lavorativi: il 50% ha perso il posto,  e il restante 50% o è in cassa integrazione o lavora saltuariamente oppure in nero.

Preoccupante anche il numero di persone che hanno problemi di gestione del reddito. “Si tratta o di persone che avevano un determinato stile di vita e che ora non riescono ad abituarsi ad avere redditi inferiori e che quindi finiscono oberate dai debiti, oppure di persone che hanno chiesto e ottenuto prestiti dalle banche anche se si trovavano già in situazione critica e che ora non possono più farvi fronte. Per questo avevamo con la ex Bcc di Offanengo ora Bcc di Treviglio un accordo con un consulente che aiutava queste persone. Era una figura molto importante della quale usufruivano anche i comuni attraverso le assistenti sociali, e che ora ci è stata tagliata dalla stessa banca. E’ un servizio fondamentale che dobbiamo assolutamente riattivare in quanto nessuno di noi ha competenze tali per poter trattare direttamente i debiti con gli istituti di credito e le finanziarie”, sottolinea Dagheti che spera di poter riattivare al più presto il servizio per far fronte a situazione che ormai sono drammatiche.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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