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Imprese con l’acqua alla gola
L’allarme di Fidicom:
“Le banche non danno credito,
escluse il 40% delle richieste”

“Nel 2012 le banche hanno ulteriormente “abbandonato” gli imprenditori”. Questo il grido d’allarme lanciato dal presidente della Fidicom-Asvifidi-Antali Umberto Pirelli. L’associazione con sede a Crema vanta 2235 imprese socie con un totale di 9387 dipendenti. Un allarme che arriva dopo aver analizzato i dati dell’andamento dei finanziamenti garantiti: il 40% viene respinto dalle banche. Su 340 imprese che hanno chiesto un finanziamento il 40% ha avuto un no dalle banche. Pirelli lancia, quindi, un appello a tutto il sistema bancario: “Tornate ad erogare finanziamenti o le imprese soffocano; gli imprenditori non ne possono più la cinghia è già troppo stretta e non ci sono più buchi”.

Continua Pirelli: “Al Confidi spesso arrivano imprenditori mortificati dal sistema bancario che pare essersi dimenticato della loro “storia” e delle capacità delle piccole imprese; arrivano imprenditori arrabbiati, molto arrabbiati che gridano vendetta al cielo. c’è una preoccupante tensione sociale che il Confidi cerca di alleviare. La cooperativa di via Olivetti è senza dubbio il luogo idoneo a cui rivolgersi per avere una mano, anzi, due, ma la sensazione è che le banche vogliano anche il braccio, o qualcosa in più , che le aziende non possono dare.  Senza credito le aziende muoiono e pare che le 104.000 chiusure del 2012 (Fonte Cerved Group) stiano passando inosservate: è inammissibile, Nel 2012 sono fallite 12.000 imprese (record negativo del decennio)”.

Confidi insiste perché senza l’accesso al credito tutto il lavoro portato avanti da anni, compresi gli sforzi di quegli imprenditori che hanno fatto formazione per rilanciare le proprie aziende vanno vanificati. “Le banche oggi pare abbiano un’unica richiesta da rivolgere agli imprenditori: rientrate, rientrate e rientrate. Siamo – specifica Pirelli –  arrivati ad un paradosso per il quale i gestori delle Pmi vengono valutati e premiati,  anche con bonus economici, per far rientrare le aziende dagli affidamenti anziché spronarli per sostenere il tessuto produttivo.  Da soli si fa ben poco C’è bisogno di un accordo territoriale per il sostegno al credito nel quale potrebbero intervenire diversi attori del territorio: banche, confidi, camera di commercio, regione, provincia, comuni, associazioni di categoria e ordini professionali; c’è bisogno di far respirare le imprese”.

La restrizione del credito è generalizzata nei vari settori ma il segnale più negativo si registra nel comparto dell’edilizia, segmento trainante dell’intero sistema economico del nostro territorio. A questo proposito da tempo le parti sindacali stanno lanciando anche loro l’allarme.

MOTIVAZIONI DELLE RICHIESTE DI FINANZIAMENTO

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Con riferimento alla tabella 1 nel corso del 2012 gli imprenditori si sono rivolti al Confidi per oltre il 45% dei casi per far fronte alla carenza di liquidità corrente dell’azienda (pagamento imposte, fornitori, smobilizzo portafoglio…). Se a questa motivazione si somma per l’impresa anche l’esigenza o l’imperativo dettato dalle banche di consolidare le esposizioni, la percentuale diviene del 67%. Di contro, sono in calo nel 2012 le richieste di finanziamenti per l’acquisizione di beni strumentali/ durevoli e per l’apertura di nuove attività, la cui somma percentuale si attesta al 33%.

NUMERO DI PRATICHE DELIBERATE PER ISTITUTO

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Per quanto riguarda il numero dei finanziamenti deliberati dalle banche avvalendosi della garanzia collettiva del Confidi, dalla tabella 3 si evince che nel corso del 2012  sono stati accesi 156 rapporti presso il Banco Popolare. Seguono la BCC Centro Padana con 49, la Banca di Piacenza con 46 e la Cariparma con 13.

NUMERO DI PRATICHE NEGATE PER ISTITUTO

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