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La maggioranza si fida di Piloni
Respinta la mozione
del Movimento 5 Stelle

Quattro ore, un muro contro muro per arrivare ad un voto che era scontato: respinta la mozione di sfiducia al presidente del consiglio comunale, Matteo Piloni.

Nonostante le mail inviate da Piloni al gruppo di maggioranza, finite nella casella di posta del consigliere del Pdl, Simone Beretta, i consiglieri che sostengono il sindaco Stefania Bonaldi, hanno votato compatti e respinto, anche con una dura difesa, la sfiducia la presidente del consiglio comunale presentata dai consiglieri Christian Di Feo e Alessandro Boldi del Movimento 5 Stelle.

Quattro ore di accuse e difese, che hanno fatto emergere, soprattutto nelle parole di Agostino Alloni, consigliere del gruppo Lavoro e impresa e di Piergiuseppe Bettenzoli della Federazione della sinistra il fastidio e la rabbia che questa mozione e soprattutto i toni, hanno scatenato nella maggioranza. L’esordio, sulla vicenda dei rimborsi chiesti dal Pd al comune per le assenze di Piloni dal lavoro, è stato del sindaco Stefania Bonaldi, che ha ribadito la sua fiducia nel presidente, ricordando che tutta la documentazione è a disposizione dei consiglieri in segreteria. «Ritengo doveroso precisare che, come sindaco, non mi è consentito negare diritti riconosciuti, quelli del Pdcome di qualunque altro datore di lavoro», ha specificato, aggiungendo: «Sebbene formalmente legittime, le richieste di rimborso del datore di lavoro PD possono apparire inopportune. Un partito politico è un datore di lavoro particolare la cui vocazione sta proprio nella buona conduzione della cosa pubblica, inoltre, si dice, i partiti ricevono già rimborsi da parte dello Stato per finanziare le proprie attività. L’argomento diventa ancora più sensibile se consideriamo che siamo nel mezzo di una crisi senza precedenti e le risorse andrebbero orientate verso chi è in difficoltà».

Duro Alloni: «Sono passionale e mi arrabbio: in 40 anni non si è mai vista una mozione che chiede al presidente del consiglio comunale di non fare politica. Cosa dobbiamo fare: lo licenziamo? Se ci sono critiche al ruolo del presidente le si fanno, ma non perchè è un funzionario e non fa solo semplici fotocopie. Lui sta facendo il presidente del consiglio bene, meglio di Fasoli e di Bruttomesso soprattutto», ha detto, mettendo l’accento sulla pericolosità di azioni che ha definito di antipolitica: «E’ una cosa ridicola, il fascismo è nato così. E poi anche il datore di lavoro di Christian Di Feo ha chiesto i rimborsi, oggi».

Sulla stessa linea l’intervento di Bettenzoli: «Piloni non ha violato le leggi, ma è stato messo sulla graticola e fatto diventare lo scandalo cremasco. Non ha fatto nulla di illegittimo ed è assurdo chiedergli di spogliarsi del ruolo politico. Anche io se fossi stato capogruppo avrei chiesto i rimborsi per le 24 ore consentite, in modo da poter svolgere il mio ruolo da consigliere».

Motivazioni riprese da tutti i consiglieri di maggioranza che però non hanno fatto cambiare idea alla minoranza. A partire da Antonio Agazzi che ha ribadito la richiesta di far intervenire la magistratura per controllare i rimborsi chiesti dal suo datore di lavoro e quelli chiesti dal Pd, sottolineando: «Voi non potete chiedere rimborsi per lavoro alle sera, in estate o durante il viaggio di nozze». L‘imparzialità di Piloni al centro delle contestazioni del Pdl e della Lega Nord. Il primo per bocca di Beretta ha ribadito che non avrebbe presentato la mozione in quanto non è d’accordo con le mozioni che riguardano le persone. A chiedere invece che si discuta dei problemi della città il consigliere del Pdl, Renato Ancorotti, che per motivi di lavoro non ha partecipato al voto.

Alla fine, prima del voto, è toccato al diretto interessato rompere il silenzio. «Ha ragione Simone Beretta, io sono vittima della mia passione per la politica. Fino ad ora ho convocato riunioni, ho dato una mano e continuerò a farlo. Chiedo comunque a chi accusa di stare attento quando si parla di persone, perchè parlare di etica e morale è accusare una persona, non un consigliere. Dico di stare attento e anche di verificare: il Pd non ha chiesto rimborsi per il mese di ottobre, perchè quello è il mese in cui io ero in licenza matrimoniale, non settembre come detto. Si dice che a fare politica si cresce, ma non tutti lo fanno. Voi siete caduti in una legittima tentazione. Da domani io farò il presidente con uno sforzo in più».

Queste le parole di Piloni che non ha preso parte al voto, che ha respinto la mozione: otto a favore (le minoranze) e 13 contrari (la maggioranza e il sindaco).

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