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Alloni, Cavazzini, Ruggeri la terna Pd
per le regionali. Resa dei conti interna
rinviata al dopo voto

Sopra: Alloni, Ruggeri e Cavazzini (foto Francesco Sessa)

Alloni, Cavazzini, Ruggeri (Maura). Questa la terna del Pd per le elezioni regionali. E senza alcuna polemica né patemi, l’assemblea provinciale del Pd ha votato all’unanimità la proposta della segreteria. Denis Buttarelli ha ritirato il suo nome dalla corsa: “Mi sono messo in gioco per dare forza al casalasco, con il sindaco Cavazzini il mio territorio è rappresentato”. La campagna elettorale può partire.

Da anni non si vedeva così tanta gente all’assemblea provinciale del partito. La Sala Zanoni era strapiena. In fondo, in piedi, Luciano Pizzetti. Il parlamentare uscente battuto alle primarie di una settimana fa da Cinzia Fontana (anche lei in sala), racconta a chi gli chiede notizie sulla sua collocazione nelle liste del partito di essere tranquillo e soddisfatto: “ce la faremo tutti e due”, dice. Quando domani saranno rese note le liste del Pd, scopriremo sicuramente che Cinzia Fontana è davvero in una posizione tranquilla mentre Pizzetti lo è un po’ meno. Ma se il Pd vincerà le elezioni e scatteranno eventualmente i premi a Camera e Senato, per il parlamentare cremonese Roma sarà cosa fatta. Domani comunque ne sapremo di più.

Ha aperto i lavori dell’assemblea, la presidente del partito Maria Rosa Zanacchi. Tranquillo è apparso il segretario del partito Titta Magnoli, per nulla intimorito da editoriali e articoli del quotidiano locale che parlano di dimissioni o di fronda interna dopo le primarie. “Usciamo bene dalle primarie per il parlamento e sono soddisfatto per le risposte che abbiamo dato: sia come organizzazione che come partecipazione – ha detto il segretario – Adesso vinciamo regionali e politiche e rimandiamo i chiarimenti interni al giorno dopo le elezioni. Ci sarà un congresso e quello sarà il luogo giusto per i confronti, a meno che qualcuno voglia raccogliere le firme per sfiduciare il segretario anche se il momento è sicuramente sbagliato. Io comunque sull’esito elettorale e sulle possibilità di avere più parlamentari del territorio sono più ottimista di quanto si legge sui giornali. Adesso ci buttiamo sulla campagna elettorale, ricordando che esiste anche la possibilità, remota ma non impossibile, di avere due consiglieri regionali”.

In una assemblea tranquilla con interventi che hanno posto l’accento su quali cambiamenti chiedere alla Regione, è stato in chiusura solo il funzionario di lungo corso Beppe Tadioli (pizzettiano doc) a cercare l’affondo contro il segretario parlando di primarie senza un confronto politico vero, di un Pd senza governance e con una carenza di leadership della segreteria.  Insomma per Tadioli “la notte dei lunghi coltelli” contro Magnoli e i suoi è solo questione di tempo. Al dopo voto.

I tre candidati alle regionali hanno preso la parola: Alloni ha posto l’accento sul perchè si ricandida (“dopo l’esperienza di amministratore locale, ho cominciato a capire l’importanza del ruolo legislativo. Diamo più forza al sud Lombardia in una Regione in cui domina il nord”), il sindaco Cavazzini (Drizzona, uno degli oltre 100 piccoli comuni della provincia) ha ribadito la necessità di dar forza al casalasco ma vuol portare in Regione i bisogni dei centri minori mentre Maura Ruggeri ha ricordato i temi forti del lavoro, del welfare e della sanità da riformare in Lombardia.

Altri interventi di Gherri che ha presentato un documento delle terre di mezzo della provincia (Soresina, Pizzighettone, Casalbuttano, Castelleone), di Elio Bernocchi del circolo di San Bassano (“lavoriamo sull’ambiente, chiediamoci il perchè di tanti tumori nel nostro territorio”), di Luciano Toscani di Casalmaggiore ( ha ricordato le posizioni di Renzi sul rinnovamento che non vanno dimenticate), di Rosella Zelioli di Isola Dovarese (“diamo un grosso cambiamento ad una scuola che la regione basa su una ideologica favorendo solo quelle private”), di Pippo Superti (“lavoriamo insieme per la ditta, toni esagerati nelle primarie”), di Franco Verdi (“dobbiamo educarci alla competizione democratica anche dentro il partito”).

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