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Rimborsi, il Pd fa
quadrato intorno a Piloni.
Grillini chiedono sfiducia

Affaire dei rimborsi al Pd, i vertici del partito fanno quadrato e difendono il presidente del consiglio comunale Matteo Piloni. A prendere posizioni in difesa dell’operato del Partito Democratico e di Piloni sono il coordinatore provinciale, Titta Magnoli, la coordinatrice cittadina, Teresa Caso e il capogruppo in consiglio, Gianluca Giossi. Parlano di una vicenda che va oltre i confini della polemica politica, e che ferisce ingiustamente una persona “la cui dirittura morale e onestà non sono mai state in discussione”

«Il Partito Democratico è una grande organizzazione che vive sullo sforzo gratuito dei suoi militanti e i suoi proventi arrivano attraverso feste, sottoscrizioni e tesseramento. I nostri bilanci sono, per altro, pubblici e consultabili da ormai alcuni anni, cosa che non accade per molte altre forze politiche. Il Pd cremasco ha una struttura importante e complessa che comprensibilmente può fare invidia a chi un partito alle spalle non ce l’ha. Matteo Piloni è dipendente di questa struttura dal 2007 e come tale gode dei diritti civili di ogni altro cittadino lavoratore. Può fare politica, può ricevere permessi lavorativi e il suo datore di lavoro può accedere a tutti i benefici di legge rispetto a un impegno amministrativo del suo dipendente. Nulla di irregolare quindi: questo va ribadito con forza per sottolineare l’onestà del singolo e la correttezza del datore di lavoro. Nel più aspro dibattito politico non va mai dimenticato infatti che siamo persone e non bambole da strapazzare. La polemica di queste ore ha poi messo insieme più aspetti della vicenda: il Pdl mette ora in dubbio che Piloni, in quanto dipendente (non è più coordinatore cremasco dal giorno della sua investitura comunale), non può essere super partes nello svolgimento del suo ruolo di Presidente del consiglio. Sottolineiamo che questo aspetto però lo deve valutare il consiglio in base alle azioni e ai comportamenti del presidente e non in base al datore di lavoro”.

Per quando riguarda invece le cifre richieste, i vertici del Partito Democratico fanno sapere che decideranno il dà farsi una volta sfumata la polemica, in quanto non intendono portare avanti scelte basate “sull’emotività dettata dalla stampa e dalle convenienze politiche di alcuni a costruire presunti scandali”.

Ma la polemica non si placa.

Dopo la denuncia, il Movimento 5 Stelle rincara la dose, e non solo, risponde per le rime ad Agostino Alloni, che aveva definito il gesto dei grillini di rendere pubblica la determina che attestava la richiesta di rimborso “un attacco vergognoso”, ma si dice pronto a presentare una mozione di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio. A meno che quest’ultimo, non chieda scusa e si dimetta e che il Pd non rinunci al rimborso. Ma il Movimento 5 Stelle non manca di rispondere ad Alloni: «Ecco, – esordiscono – finalmente possiamo ascoltare la voce del Pd: Alloni tuona e grida allo scandalo. Con sprezzo del ridicolo definisce l’opera di denuncia portata avanti dal Movimento 5 Stelle come “un attacco vergognoso”. Da maturo funzionario “di sinistra” abituato a veder confluire nelle casse del Suo partito, da sempre, ingenti somme provenienti dai finanziamenti pubblici non si pone alcun problema etico ed afferma: “Il Pd è il datore di lavoro di Piloni che viene rimborsato in quanto tale.[..] E fa come fanno tutti i datori di lavoro di tutti i consiglieri a Crema e in tutta l’Italia intera”».

A questo proposito i grillini specificano che “a Crema, sono pochissime le aziende dei Consiglieri Comunali che attualmente chiedono il rimborso. Inoltre,  Alloni, ci spieghi bene che cosa intende quando afferma che il Pd è come una azienda privata. Cosa accomuna – si chiedono –  il Partito Democratico ad un’altra qualsiasi azienda privata? Lei conosce altre aziende private che incassano regolarmente quattrini dallo stato per i rimborsi elettorali? Le sono note altre aziende che senza ricavi provenienti dalla propria iniziativa imprenditoriale possono mantenere funzionari e dipendenti? Il suo partito-azienda si è mai misurato sul mercato per sudarsi i propri ricavi?». Una raffica di domande alle quali chiedono una risposta, ricordando che i rimborsi per l’operato del presidente sono stati chiesti anche per orari al di fuori del normale orario di lavoro.

«Al Pd – concludono – chiediamo un gesto di dignità che dia il senso dei valori morali che dice di rappresentare: invece di sprecare tempo ad arrampicarsi sugli specchi chieda scusa, rinunci al rimborso o faccia dimettere il suo caro (doppiamente caro) Piloni. Se così non fosse, valuteremo di presentare in Consiglio una mozione di sfiducia: a quel punto sarà la maggioranza tutta che dovrà prendersi la responsabilità ufficiale del perseverare di questo grottesca situazione».

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