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Rimborsi del comune
al Pd, non si placa la
polemica di fine anno

Opportuni i rimborsi chiesti dal Partito Democratico per il presidente del Consiglio comunale Matteo Piloni al comune di Crema? Questo il punto della polemica di fine anno scatenata dalla segnalazione del Movimento 5 Stelle sulla richiesta di 3.527 euro da parte del Partito Democratico al comune di Crema “per ore di assenza usufruite dal proprio dipendente Sig. Piloni Matteo – 2 e 3 trimestre 2012″. Una bomba di fine anno scoppiata direttamente tra la sede del Pd in via Bacchetta e piazza Duomo, con reazioni a raffica sia da parte della politica che dei cittadini. Tra pro e contro, difensori e accusatori del Pd e di Piloni, la polemica non dà cenno di volersi placare.

Quella dei rimborsi alle aziende per le ore passate dai propri dipendenti per svolgere funzioni elettive, istituzionali e politiche, è una prassi consentita dalla normativa, della quale fanno uso parecchie aziende in tutta la penisola, e della quale aveva fatto uso in passato anche l’ex presidente del Consiglio comunale, Antonio Agazzi, dipendente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Ma il fatto che sia consentito, non ha comunque fermato l’indignazione dei più, in quanto a richiedere il rimborso è stato un partito, che di fatto, scrivono i più, riceve già finanziamenti pubblici.

«Ma come è possibile, ci siamo chiesti,che un Partito così attento alla “Cosa Pubblica”, così attento a non gravare sullo Stato chieda un Rimborso Forfettario al Comune che amministra? In fin dei conti il PD mettendo a disposizione del Comune un suo Funzionario di Partito non ha fatto altro che fargli fare ciò per cui è regolarmente finanziato dallo Stato; perché chiedere anche un rimborso al Comune?”. Ad indignare anche la richiesta forfettaria di 48 ore nel mese di luglio e agosto, «nei quali – hanno scritto i rappresentanti del movimento di Beppe Grillo –  l’attività è notoriamente ridotta rispetto al resto dell’anno, Sono stati chiesti pure i rimborsi per le ore dedicate ai Consigli Comunali e che il Pd quantifica, come ore di assenza da rimborsare, in tutta la durata dei Consigli, fino alle 20,30».

Come detto, immediata la polemica e le prese di posizioni, da parte di tutte le forze politiche, e le richieste di dimissioni del presidente del consiglio, definito non più super partes, in quanto secondo i più, ricoprirebbe ancora la carica anche di coordinatore del Pd. Dal Pdl col suo coordinatore Enzo Bettinelli, fino ai privati cittadini, le richieste di dimissioni sono rimbalzate dalla stampa ai social network.

A difesa di Piloni, che ha da subito spiegato la sua posizione, ribadendo di aver lasciato la carica di coordinatore all’indomani della sua elezione a presidente del consiglio, e minacciato querele verso chi avrebbe gettato ombre sulla sua moralità, sono scesi in campo parecchi rappresentanti del Pd. A finire sotto il fuoco di difensori del presidente del consiglio Antonio Agazzi, reo di aver accusato Piloni di usare “la politica per dare una sistemazione alle proprie condizioni di vita personale”. A puntare il dito contro Agazzi anche Agostino Alloni, definendo vergognose le sue prese di posizione, chiedendo che vangano pubblicati i rimborsi chiesti dall’Università Cattolica per il lavoro svolto da Agazzi come presidente del consiglio.

A cercare di gettare acqua sul fuoco Emanuele Coti Zelati, consigliere comunale di Sel, che, ritenendo comunque inopportuna la richiesta di rimborsi da parte del Pd, in un periodo di “disaffezione alla politica e contemporaneamente di gravi difficoltà economiche”, chiede che  il Pd devolva in beneficenza quel rimborso.

Una richiesta che però non è bastata a placare la polemica, che prosegue via social network con la richiesta da parte di Agazzi di un intervento della magistratura per verificare se nei rimborsi chiesti sia dall’Università Cattolica per il suo lavoro in Consiglio comunale che dal Pd per quello di Piloni vi siano irregolarità.

E c’è da scommettere che anche quest’ultima provocazione non mancare di far discutere.

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