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Una ‘campagna’ di sorprese

Più che una campagna elettorale sembra una soap opera. Un thriller. Un carnevale di Viareggio. E siamo solo agli inizi (alle urne si andrà il 24-25 febbraio). Magistrati che gettano la toga ed entrano in scena, vecchi deputati che strepitano con il terrore di restare fuori, grillini spaccati, renziani esclusi, brogli e raggiri in agguato sul voto all’estero, gli Arancioni di Giggetto che insistono con il cartello “Cambiare si può”, il Vaticano che spinge il Professore (capo della coalizione centrista), Storace e Oscar Giannino che agitano le acque, Maroni che giura “non vogliamo poltrone romane”, King Kong Crosetto che spupazza la cazzutissima Meloni in nome dei “Fratelli d’Italia” , l’egiziano Magdi Allam che, come osserva Marcello Veneziani, ha reso in movimento l’amor per il Belpaese con “Io amo l’Italia”. E ci fermiamo qui, per carità di patria. Poi si domandano perché cresce l’Antipolitica.

L’unica certezza è la stangata da 1.500 euro per ogni famiglia che ci porta l’Anno Nuovo. Nel paniere di spesa delle famiglie italiane cresce praticamente tutto: dal canone Rai (113,50 euro l’anno) alle contravvenzioni (+6%), dalla tariffe aeroportuali a quelle postali. E ad aprile arriverà laTares, la nuova tassa comunale sui rifiuti; un bel rincaro del 25%. Per non parlare di Iva, assicurazione auto, alimentari, tariffe professionali, gas. Ed allora?

Allora ci saremmo aspettati un avvio di campagna elettorale più concreta, più attenta ai bisogni dei cittadini, meno caciarona, meno isterica. Ed invece è un delirio globale, un colpo di scena dietro l’altro. Sorprende, ad esempio, l’asse tra il Vaticano e Monti: riesce difficile comprendere come il magistero della Chiesa e i dogmi del Papa vadano a braccetto con il capitalismo e l’ideologia di un Monti che mette al centro la moneta, le banche e i mercati anziché la persona, la morale cattolica, la famiglia naturale, il bene comune. Non basta dire, come dice Feltri, “che non è più la Chiesa di una volta e i prelati si adeguano”. Gli è che è cambiato il costume dei cattolici e le parrocchie non pesano ormai più di tanto nelle scelte elettorali dei cittadini. O c’è dell’altro?

A proposito di sorprese. Ecco l’ultima: Bersani ed il Cavaliere sono “alleati”, hanno un “interesse convergente”, come osserva Panebianco. Quello cioè di “fare fuori il centro”. Berlusconi sa che senza l’appoggio della Chiesa e degli imprenditori non potrà vincere ma confida in un buon piazzamento finale appunto per sconfiggere la Grande Ammucchiata centrista. Siamo al paradosso: a Berlusconi conviene che stravinca Bersani cosicchè il Centro si squaglia e lui “resterebbe in piedi come l’unico vero oppositore del centrosinistra”. Occhio però a Grillo e al crescente moto antipolitico.

Quanto alla discesa in campo dei magistrati (Grasso, Dambruoso,Ingroia, Amore) lo strepito che si è fatto è inutile e un tantino ipocrita. Di certo non è una novità. Ci sono illustri precedenti di toghe sbarcate a destra e a sinistra e non tutte hanno avuto fortuna. Gerardo D’Ambrosio, ex capo del pool di Mani pulite è finito in Senato (2006), ha scritto invano nove leggi e nessuno lo ha ascoltato. Ora a 82 anni si ritira. Insoddisfatto.

Voglio dire:i magistrati in Parlamento non devono scandalizzare.Semmai scandalizzerebbe un loro ritorno al vecchio mestiere. O no?

Enrico Pirondini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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