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A cosa è servito un governo dei tecnici?

Il governo Monti ha cominciato la sua opera il 16 novembre 2011 e l’ha conclusa tredici mesi dopo. Il bilancio di questa esperienza non è entusiasmante. Pensioni a parte, i tecnici non hanno sfornato una sola riforma degna di questo nome. Quella del lavoro è stata un pasticcio, le liberalizzazioni non si sono viste, la ripresa è rimasta al palo, i tagli alla spesa pubblica sono rimasti un sogno.

Viceversa è scoppiata la disoccupazione, migliaia di aziende hanno chiuso i battenti, la piccola distribuzione è alla canna del gas, il debito pubblico è aumentato centrando il record dei 100 miliardi all’anno. Sanità e scuola hanno subito uno sconquasso, la Grande Evasione ha continuato la sua marcia come la TAV e le pensioni d’oro. Dall’alto non sono  arrivati grandi esempi. La Casta ha retto. L’ex ministro Brunetta sta girando con un dossier in cui fa vedere i numeri dal novembre 2011 ad oggi e dimostra, con questi dati, che l’Italia stava meglio un anno fa. Essendo dati Istat anche i giornaloni dei Poteri Forti hanno dovuto parlare di “cifre incontrovertibili”. Due su tutte. E sono due record:  il tasso di disoccupazione ha toccato l’11,1% (massimo degli ultimi dieci anni);  la pressione fiscale è salita al  43,8% del Pil (massimo storico). Morale: SuperMario è sceso a picco nei sondaggi. Uno scivolone. A febbraio “The Economist” titolava, gonfiando petto e caratteri, “La popolarità di Monti mette in crisi i partiti”. Capirai! In Spagna i colleghi di “El Pais” non riuscivano a spiegarsi come Monti avesse un gradimento del 71% (all’inizio) nonostante un programma di austerity e sacrifici. Oggi l’ultimo sondaggio (Swg per Agorà) vede Rigor Montis al 33%, il punto più basso del suo mandato.

Dice Grillo: “L’unico successo del Governo è aver ricomprato i nostri marci titoli di Stato dalle banche tedesche e francesi  e aver finanziato banche sull’orlo del fallimento come MPS. L’italiano è  letteralmente terrorizzato da altri cinque anni di montismo, le aziende se possono scappano all’estero. Molti proprietari  semplicemente le chiudono  e portano i loro capitali altrove”. E conclude:”L’annus horribilis di Monti lascia dietro di sé sciagurate conseguenze (…);un vuoto dove si inseriranno come salvatori  i responsabili dello sfascio del Paese, i gemelli siamesi pdl e pdmenoelle”.

Siamo già in campagna elettorale fin qua. Torna l’asse Berlusconi-Lega, i centristi sono in agitazione sognando un “listone”, Bersani vorrebbe arruolare Monti ma non sa ancora che posto trovargli. E la Chiesa? In una intervista al Corriere il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei (la Conferenza episcopale italiana) ha definito “irresponsabile chi pensa a se stesso mentre la casa brucia” ed ha difeso  Monti (“Il  governo tecnico ha messo al riparo  da capitolazioni umilianti.Non si possono mandare in malora i sacrifici di un anno”).

Il Parlamento sarà sciolto prima di Natale, all’Epifania conosceremo i simboli e i capi delle varie forze politiche. Poi le urne.Ci aspetta una campagna elettorale breve ma dura, verbosa e velenosa. Con molte incognite: molti, nel centrodestra, non sembrano più disposti a farsi carico dei problemi giudiziari di Berlusconi (vicine le sentenze del caso Ruby e l’intercettazione abusiva a Piero Fassino nell’affare Unipol), Grillo vola, Casini ha fatto un patto con Bersani, Fini lavora per SuperMario (e per se). Si andrà alle urne entro 70 giorni dalla fine della legislatura. Per ora vi è una sola certezza: Monti non sarà mai più un tecnico.

Abbiamo gettato al vento tredici mesi?

Enrico Pirondini

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