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Omicidio, Iori in corte d’assise
“I figli sono una felicità
Mi hanno strappato la vita”

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L'arrivo in aula (Foto Sessa)

I DETTAGLI – “I figli sono una felicità. Mi hanno arrestato e strappato la vita”, questo il messaggio contenuto nelle dichiarazioni spontanee che Maurizio Iori, voce bassa e volto scavato,  ha voluto esprimere durante la prima seduta della corte d’assise chiamata a giudicarlo per l’omicidio dell’ex compagna e della figlia di due anni. “Il 21 luglio – ha esordito l’ex primario di Oculistica dell’ospedale di Crema – è successa una cosa pazzesca. Un dolore che non guarirà mai. E’ stato scritto un fiume di articoli e parole, ma nessuno si è mai occupato di cosa potessi provare io che ho sempre amato tutti. I figli sono una felicità, il senso della vita. Mi hanno arrestato e strappato la vita. E’ stato peggio della morte e non avrei mai pensato di vivere un’esperienza del genere. La tua professionalità e la tua vita che svaniscono così”. Iori ha voluto chiudere con un appello alla corte: “Vi prego – ha detto – di tenere in considerazione il mio dolore e la mia pena”. In aula ad ascoltarlo c’era la sua famiglia: la madre e la sua attuale moglie (seconda), dalla quale ha avuto una bambina, ma anche la famiglia di origine di Claudia Ornesi: i genitori e la sorella (madre e figlia sono parte civile).

LE RICHIESTE DELLE PARTI

Nelle richieste di acquisizione di prova, il pm Aldo Celentano ha chiesto alla corte di ammettere le dichiarazioni di Iori rese il 21 luglio del 2011 al commissariato, nelle quali, per l’accusa, ci sarebbero le prove della simulazione del suicidio, e la trascrizione delle intercettazioni telefoniche, anche quelle tra lo stesso imputato e l’avvocato difensore Marco Giusto. Per il pm, infatti, all’epoca Iori non risultava ancora indagato e l’avvocato Giusto non era ancora il suo legale.

La parte civile, rappresentata dagli avvocati Marco Severgnini ed Eleonora Pagliari per la famiglia Ornesi, ha ricordato i fatti, sostenendo la “deliberata e premeditata scelta”, da parte di Ori, “di uccidere, frutto di un movente specifico e chiaro che trova origine naturale e fondante nella relazione che l’imputato ha sempre voluto qualificare con la Ornesi dopo la nascita di Livia”. “La natura della relazione”, hanno ricordato i legali, “sta nella segretezza e nel nascondimento che la relazione doveva rivestire nel contesto familiare e sociale dell’imputato, che fece pressione affinchè la gravidanza fosse interrotta. Di fronte al rifiuto di lei, Iori si allontanò”. “Il riconoscimento dell’imputato per la figlia”, ha concluso Severgnini, “non fu spontaneo. Alla fine di giugno la Ornesi, con una lettera, comunicò all’ex compagno che la situazione non era più sostenibile e che voleva per Livia uguale dignità degli altri figli di Iori. Questo ha fatto decidere Iori per il delitto”.

Totalmente diversa la visione dei fatti da parte della difesa, rappresentata dagli avvocati Cesare Gualazzini e Marco Giusto: “si dipinge Iori come un mostro”, hanno detto, “invece lui ha riconosciuto spontaneamente la figlia. Aveva anche preso in leasing l’appartamento di via Dogali, e versava alla Ornesi 400 euro mensili. Non c’era alcuna ragione di uccidere nessuno”. Per i difensori si è trattato di un omicidio suicidio. “Iori ha subito un anno di carcere ingiustamente”, hanno ripetuto i difensori, “le indagini sono partite col piede sbagliato, nell’interrogatorio del 21 luglio la polizia lo ha messo alle corde facendogli dire ciò che gli passava per la testa. Non gli hanno dato nemmeno la possibilità di difendersi e di chiamare un legale”. “Un castello fondato su un mare di deduzioni”, ha concluso l’avvocato Giusto, “il capo di imputazione è stato cambiato cinque volte”. I due legali si sono detti contrari all’acquisizione delle telefonare tra Iori e l’avvocato Giusto.

IL PROCESSO A MAURIZIO IORI

Si è aperto questa mattina in corte d’assise a Cremona il processo a Maurizio Iori, 52 anni, l’ex primario di Oculistica dell’ospedale di Crema in carcere dal 14 ottobre dello scorso anno perché accusato di duplice omicidio pluriaggravato per la morte dell’ex compagna Claudia Ornesi e della loro figlioletta Livia, di due anni. L’assise è presieduta dal giudice Pio Massa, a latere il collega Pierpaolo Beluzzi e otto giudici popolari (tre uomini e tre donne più due supplenti) che avranno il compito di giudicare l’imputato, difeso dagli avvocati Cesare Gualazzini e Marco Giusto. Per i due legali, la tesi è quella dell’omicidio – suicidio, e cioè che la mamma ha ucciso la figlia e poi si è tolta la vita, mentre per l’accusa ad ucciderle, la sera del 20 luglio di un anno fa nell’appartamento di via Dogali, sarebbe stato proprio il professionista. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Iori drogò le due vittime con il tranquillante Xanax per poi aprire quattro bombole di gas butano per far morire asfissiate madre e figlia. A mettere in discussione il “quadro indiziario di base” era stata la corte di Cassazione: lo scorso 19 luglio, infatti, la prima sezione penale della Corte Suprema aveva annullato l’ordinanza del tribunale del riesame di Brescia, che aveva deciso per la custodia cautelare, e disposto un nuovo esame per “vizio di motivazione” e per “travisamento delle fonti di prova”. Nulla da fare: Iori è rimasto in carcere e da detenuto affronterà il processo. Il processo sarà combattuto a colpi di testimonianze e di perizie.

IL CAPO DI IMPUTAZIONE

“Cagionava la morte di Claudia Ornesi e della propria figlia Livia Iori, di due anni, nata dalla loro relazione sentimentale, mediante l’azione tossica combinata determinata dall’ingestione di Alprazolam (principio attivo della specialità medicinale Xanax) e Diazepam (principio attivo della specialità medicinale Valium, rilevato nella sola Ornesi) che propinava alle predette, e dall’inalazione della miscela di gas butano/propano, che egli rilasciava da quattro fornelli portatili da campeggio”;

“Al fine di conseguire l’impunità per il delitto da egli commesso, simulava le tracce del reato di omicidio volontario da parte della Onesi, in modo che si potesse iniziare un procedimento penale per accertarlo, predisponendo artatamente nell’abitazione di via Dogali, ove venivano rinvenuti i cadaveri, i blister vuoti dei menzionati medicinali e i fornelli, in modo da indurre a ritenere che la Ornesi avesse ucciso la figlia e si fosse a sua volta suicidata, ed al contempo, cancellando le tracce della sua presenza nell’abitazione e della sua condotta”.

“Con le aggravanti di aver commesso il fatto in danno della figlia, con premeditazione, con riguardo alle modalità dell’azione, col mezzo di sostanze venefiche ed altri mezzi insidiosi e per motivi abietti costituiti dal volersi sottrarre all’adempimento dei propri doveri di padre, dedicando alla figlia Livia, così come veniva pressantemente richiesto dalla Ornesi, lo stesso tempo che riservava agli altri figli e senza tenere ulteriormente riservata tale paternità”.

IL CALENDARIO DELLE UDIENZE

Le date finora decide dalla corte per il processo sono le seguenti: 24, 26, 31 ottobre, 5, 9, 16, 23, 26, 28 e 30 novembre. L’inizio di ogni udienza è stato fissato per le 9,30.

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