Soncino, l’Agonia
suona di notte
e i ‘matei’ tacciono
Foto: i matei e la torre civica con l’orologio
A Soncino il tempo si è fermato.
Oramai i soncinesi si sono abituati a dare un’occhiata all’orologio della torre per sapere che ora non è.
Probabilmente si tratta di un guasto al programma computerizzato che prevede i vari rintocchi. Secondo il “manuale” scritto anni fa dal Piazzi i suoni delle campane della torre civica sono undici: campanone a distesa, dovarese a distesa, piccola a distesa; concerto festivo, concerto a morto; funerale donna e funerale uomo; carillon e combinazione carillon; agonia per donna e agonia per uomo.
La tradizione vuole che ogni mercoledì, un quarto alle nove, venga suonata la sequenza detta l’agonia dell’Ezzelino, il terribile tiranno fatto prigioniero dal soncinese Turcazzano e morto nella prigione della Torre civica, si dice, strappandosi le bende che gli fasciavano la testa ed aprendosi il cranio con le proprie mani.
Il ciclo dell’agonia è composto da quattro tempi: prima suona la campana a martello che segnala il pericolo, poi il concerto su tre campane per ricordare la cattura; fanno seguito tre botti ripetuti cinque volte per ricordare l’agonia ed infine la dovarese suona a morto per comunicare la fine del tiranno.
Fa sempre un certo effetto, al mercoledì, sentire questa sequenza di rintocchi. Ma sentirli all’una e mezza di notte…
A Soncino capita anche questo. Ed a chi abita vicina alla torre civica… girano un poco le scatole!
Fortunatamente (!) il guasto al programma non interessa i “matei” , i due piccoli mori posti sulla facciata del palazzo comunale che ricordano anche nel nome il breve periodo della dominazione veneta. Infatti il nome “matèi” viene usato dai bresciani, per secoli sotto il dominio di Venezia, per indicare i ragazzi. I soncinesi invece, anche loro per secoli avversari di Venezia, li chiamano “scécc” oppure “sciàcc” a seconda del quartiere di appartenenza.
I matei del palazzo comunale dovrebbero battere i loro martelletti sulla campanella ogni quarto d’ora ed il loro movimento era una delle attrazione dei turisti che si fermavano nella piazza, a naso in su, in attesa dei loro rintocchi ripetuti due volte.
Ma ormai più nessuno ricorda da quanto tempo i matei sono fermi sull’attenti.
Va benissimo far pubblicità ad uno dei borghi più belli d’Italia, ma poi bisogna essere all’altezza della propaganda. Altrimenti…
Franco Occhio
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