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Dimissioni di massa,
commissariato il comune
di Castel Gabbiano

Commissariato il comune di Castel Gabbiano. Dimissioni di massa di sette consiglieri tra maggioranza e opposizione hanno fatto sì che il consiglio comunale non possa più svolgere le sue funzioni determinando la decadenza di sindaco e giunta. Sono i consiglieri ,  Giovanna Cantù, Veronica Marazzi, Ombretta Marcomin, Samuel Melcore, Franca Maria Mietitore, Simonetta Paganelli e Sabrina Pannunzio che alle 13,30 di oggi hanno presentato le dimissioni di massa.  I sette consiglieri imputano al sindaco la mancata collaborazione richiesta per continuare ad amministrare il comune.

Il sindaco Santo Milanesi

Quella nelle file del consiglio di Castel Gabbiano, soprattutto all’interno della maggioranza è una diatriba che si trascina da tempo e che parte da scelte legate al passaggio di Bre.be.mi e della Tav sul territorio comunale. Inizialmente aveva portato alle dimissioni da assessori di Marcomin e Pannunzio e poi è sfociata in una alleanza trasversale con i consiglieri  di opposizione.

La pietra del contendere è la riqualificazione di via Fienili, che è stata soggetta a ricorsi al Tar dato che la scelta dell’amministrazione non era condivisa da alcuni consiglieri. In pratica sembra che a scatenare i ricorsi si stata la richiesta della giunta di acquisire un metro di proprietà dei residenti per realizzare una ciclabile anziché un marciapiedi come proposta dal consorzio Bre.be.mi. I consiglieri imputano a sindaco e giunta di non essere intervenuti in modo competente e adeguato con il consorzio Bre.be.mi e di aver creato divisioni in paese. Inoltre l’amministrazione sarebbe colpevole di aver perso finanziamenti e di conseguenza non avere realizzato opere importanti come la ciclabile per Casale Cremasco. I sette consiglieri ritengono «il modus operandi dell’amministrazione non  più utile alle esigenze della cittadinanza e con profondo rammarico, ma con grande senso civico hanno preso la decisione di dimettersi  in modo contestuale interrompendo così il mandato elettorale di giunta e consiglio. Abbiamo optato per le dimissioni invece che il voto di sfiducia perché lo consideriamo  il metodo molto più rapido e indolore evitando ulteriori discussioni e divisioni di cui il nostro paese non ha affatto bisogno», spiegano

LA REAZIONE DEL SINDACO MILANESI

«Hanno scelto il suicidio di massa», esordisce il sindaco Santo Milanesi, spiegando di aver concesso loro un consiglio comunale, spazio sul periodico e un’assemblea pubblica proprio ieri sera per spiegare le loro ragioni su via Fienili e di aver ottenuto in cambio il silenzio e l’assenza. «Quando non si parla più, non ci si confronta più la vita finisce. Avrei preferito che fossero venuti in consiglio comunale portando una mozione di sfiducia, e invece hanno scelto la via più facile. Ora non posso convocare il consiglio perché non ci sarebbe il numero legale e quindi non si possono fare le surroghe. In pratica il comune è commissariato».

Il primo cittadino ha già ricevuto la telefonata del prefetto Tancredi Bruno di Clarafond. Ora partirà per l’estero e quando rientrerà non sarà più sindaco.

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