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Liberalizzazione dei servizi pubblici
e politica degli accorpamenti
Bordo: “Occhio alla speculazione”

La sentenza della Corte Costituzionale, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 4 della Finanziaria-bis 2011 che disponeva l’obbligatorietà per gli enti locali di liberalizzare i servizi pubblici, ottenuta grazie al ricorso presentato da sei Regioni e fortemente voluto dal Presidente Nichi Vendola e da Sinistra Ecologia e Libertà, rappresenta una grande vittoria che premia la perseveranza di tutti quei movimenti, comitati, forze politiche, cittadini, che giorno dopo giorno  lottano contro il tentativo di privatizzare i servizi pubblici fondamentali per i cittadini e per la difesa dei beni comuni.

Con questa sentenza, sono stati cancellati gli interventi legislativi, in perfetta continuità e sintonia, prima del governo Berlusconi e poi del governo Monti. Ma c’è di più, perché la sentenza della Corte Costituzionale si configura come un preavviso di incostituzionalità dell’art. 4 del decreto legge sulla spending review che mira a fissare gli stessi identici limiti sulle società in house, contenuti nelle norme oggi abrogate. Per questo chiediamo che il Parlamento ne prenda atto immediatamente, cancellando questo dispositivo che ha come unico effetto la disoccupazione per migliaia e migliaia di lavoratori delle società in house.

Ora che, grazie all’intervento della Corte, viene meno l’obbligo di cessione e messa a gara di tutti i servizi pubblici locali, si impone una riflessione, innanzitutto politica, oltre che di natura istituzionale, sul sistema di governance delle risorse idriche del nostro territorio, considerato che la strada imboccata scivola lentamente verso la privatizzazione del servizio.

Se ciò non avverrà sarà evidente la volontà e la relativa responsabilità politica, in quanto non potrà più sussistere, come già sottolineato, alcuna giustificazione di carattere normativo dietro cui nascondere politiche iperliberiste, chiaramente orientate allo sfibramento dello stato sociale, alla svendita dei beni comuni a beneficio della speculazione finanziaria.

Se non si rivede l’impostazione data per l’accorpamento delle Società che si occupano del Servizio Idrico provinciale, è evidente che le dichiarazioni di volontà di rispetto del voto referendario rimarranno solo parole al vento.”

 

Franco Bordo

Sinistra Ecologia Libertà

 

 

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