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“Tribunale da Salvare”, ora decide Roma
in Consiglio politici e cittadini rassegnati
Fontana: “Il territorio si sta impoverendo”

“Il Consiglio comunale di Crema chiede al Governo che il Tribunale di Crema venga mantenuto in vita con una revisione del territorio di competenza, mediante l’accorpamento di quello attualmente facente parte della sezione distaccata di Treviglio”. Questo il succo della riunione straordinaria organizzata ieri sera in Sala degli Ostaggi, un Ordine del giorno approvato senza eccezioni che oggi sarà inviato a Roma al vaglio della II Commissione di Giustizia.

VOTO UNANIME, MA NIENTE ALTERNATIVE

La votazione unanime a fine Consiglio non stupisce: l’accorpamento del Tribunale di Crema con il quello di Treviglio viene concepito ormai come un dato di fatto, una scelta “dolorosa ma necessaria” come affermano molti, che appare come un percorso obbligato in nome di risparmio ed efficienza territoriale. Se quanto a decisioni pare ci sia ben poco da dire, nessuno rinuncia a prendere parola per sottolineare le ricadute legate alla perdita del palazzo di giustizia: meno sicurezza, meno servizi, iter burocratici più lenti e dispendiosi, perdita di centralità per Crema. Per una volta tutti d’accordo, ma senza soluzioni alternative.

CONSIGLIO APERTO, PARTECIPAZIONE PACATA

Anche la scelta di aprire il Consiglio comunale alla città non svela grandi sorprese: partecipazione timida dei cremaschi extra-Consiglio, una trentina in tutto, tra i quali spiccano molti volti noti della politica locale o dell’ex amministrazione. Risposta tiepida anche dai rappresentanti delle categorie coinvolte, tra cui il presidente dell’Ordine degli Avvocati Ermete Aiello e il giudice Antonino Andronico.

“I GIOCHI SONO FATTI”

Gli interventi di consiglieri e cittadini si susseguono, ognuno padrone del microfono di assemblea per cinque minuti, ma il ritornello non cambia: indispensabili convergenze, ponti, sinergie tra istituzioni, parti politiche associazioni e cittadini. Le basi ci sono, ma mancano gli sviluppi: “I tempi stringono e ci stiamo giocando il Tribunale, rendiamoci conto che il territorio si sta impoverendo” dichiara Cinzia Fontana, seguita poco dopo dall’intervento del magistrato Andronico: “Sono dodici anni che a Crema sento il ritornello del Tribunale, ora i giochi sono fatti, la legge delega c’è e Crema  deve chiudere – commenta amaro – Treviglio è l’unica chance, ora cerchiamo di limitare i danni, non bastano i consigli comunali a risolvere situazioni di questa portata”. Pessimista anche l’avvocato Aiello, che critica i tagli orizzontali applicati dalla spending review in nome di un’istituzione fondamentale destinata a scomparire dal territorio cremasco.

CREMASCHI TIMIDI

Colpa forse del poco preavviso, la partecipazione di cittadini slegati dalla politica lascia un po’ a desiderare; il dubbio è che Crema sappia tuttora poco sul destino del proprio tribunale e non sia abituata a prendere parte alla vita politica della città. Un’abitudine radicata, che la politica locale intende rovesciare attraverso coinvolgimento su temi cruciali, risultato che per ora appare ancora lontano. Per quanto riguarda il Tribunale, ora l’ultima parola spetta a Roma.

 

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