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Umberto Cabini saluta il San Domenico
bilancio positivo per sei anni di lavoro
tra soddisfazioni e aspirazioni future

Più che un addio è un arrivederci. A un mese dalla scadenza del mandato il presidente della Fondazione San Domenico Umberto Cabini ripercorre i sei anni di attività al servizio della cultura cremasca. Una “bella e lunga avventura” fatta d’impegno, proposte coraggiose e passione, un’esperienza che per Cabini continuerà anche nei panni di semplice cittadino cremasco innamorato della cultura e della propria città.

Sei anni di lavoro, crescita e successo nonostante la crisi economica e culturale. Perché lasciare?

“Mi hanno chiesto di rimanere altri tre anni, ma ho deciso di lasciare: ci vuole una turnazione delle cariche, soprattutto quelle pubbliche, altrimenti si rischia d’identificarsi troppo con il ruolo ricoperto e scivolare in un’amministrazione personalistica. Se anche in politica si facesse la stessa cosa forse le cose in Italia andrebbero meglio.”

E adesso?

“Cosa farò da grande? – ride – Ora mi dedicherò completamente ai miei impegni di lavoro, oltre alla presidenza di Piccola Industria Cremona e l’attività nel Dipartimento Imprese è importante che io segua da vicino la mia azienda, soprattutto in questo pesante momento di recessione.”

Tra questi impegni ci sarà ancora posto per la cultura?

“Anche se non sarò più presidente rimarrò  attivo in campo culturale. Sono collezionista di arte moderna e mia moglie possiede uno spazio espositivo, ci saranno molte occasioni per organizzare mostre o eventi per la città, piuttosto che collaborazioni con l’assessorato alla cultura; è giusto far largo ai giovani, ma l’esperienza di chi ha i capelli bianchi è sempre preziosa!”

Cosa lascia al San Domenico?

“Come dicevo ognuno lascia la propria impronta: io ho portato l’arte a teatro e ho aperto la possibilità di ospitare a Crema grandi artisti a costo quasi zero, spero che questa linea possa continuare, ma per il momento auspico che la fondazione rispetti il passaggio di consegne e venga nominato al più presto il mio successore”

E a lei cosa rimane di questa esperienza?

“Non spetta a me valutare il mio operato alla Fondazione, il mio vero bilancio è solo riferito all’esperienza di questi sei anni che porterò sempre nel mio cuore e li ricorderò come un mosaico, tanti tasselli che hanno composto e arricchito la mia vita; ringrazio chi mi ha dato fiducia nel ricoprire questo prestigioso incarico.”

Oggi di chi avrebbe bisogno Crema?

“Di qualcuno che ami il teatro e la cultura, che abbia l’esperienza necessaria a gestire una realtà complessa e importante come la Fondazione e soprattutto abbia tempo ed energie da dedicarvi.”

Cultura: che futuro abbiamo?

“In momenti difficili come questo la cultura è il primo settore a subire tagli per salvaguardare altri servizi fondamentali come la sanità o il sociale. Scelta comprensibile, ma non ci rendiamo conto che la cultura stessa potrebbe essere un potenziale motore per risollevare l’economia, sfruttando l’enorme patrimonio che possediamo per avere una buona ricaduta sul territorio. Mi auguro che lo Stato italiano investa di più in questo campo e sia in grado di valorizzare le nostre ricchezze per catturare i cosiddetti “nuovi ricchi” dei Paesi emergenti, e trasformare la nostra ricchezza artistico-culturale nel motore di ripresa per il Paese.”

Lidia Gallanti

 

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Commenti
  • Paolo Scotti

    Un affettuoso saluto a Umberto, la Sua Presidenza ha sicuramente lasciato un segno positivo per il nostro Teatro e per le attività culturali della nostra città.

  • Marco V

    Ho avuto il privilegio di collaborare con il teatro e Cabini, in questi anni, in tante forme. Da quelle volontarie, come socio partecipante, a quelle professionali. A mio parere il contributo al teatro di Umberto è già leggenda. Sarà dura reggere il confronto. I passi avanti fatti sono impressionanti: la gestione del trascolo completo, l’informatizzazione, la trasformazione del palcoscenico, il passaggio del Folcioni, e anche cambiamenti culturali come l’idea di utilizzare consulenti, creare cartelloni dentro i cartelloni e via dicendo. Secondo me però la lezione più preziosa è l’aver saputo tenere lontane le beghe politiche. La politica politicante ha sempre rovinato i teatri (negli anni 80 li ha devastati economicamente). Con un imprenditore appassionato come Cabini si è dimostrato inequivocabilmente che la presidenza della Fondazione – che manca della figura di un sovrintendente, non prevista nello statuto – ci guadagna molto se vi sale una persona con competenze manageriali, qualcuno che trova le risore, invece di limitarsi a spenderle.
    Spero davvero che nel prossimo futuro si manterrà questo stile, che è anche e soprattutto un metodo, serio e rispettoso della storia del nostro teatro cremasco.