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Ostruzionismo interno
Sel rivendica un posto
e frena l’elezione di Piloni

Inizio tutto in salita per la neo sindaco Stefania Bonaldi. Le contraddizioni interne alla maggioranza si sono fatte sentire tutte, e nonostante il dichiarato senso di responsabilità sia Rifondazione Comunista che Sel non hanno mancato di rimarcare il loro scontento per non avere un posto nell’esecutivo della città. E a girare il coltello nella piaga ci hanno pensato le minoranze, ricordando che “nonostante i cinque anni di litigi della giunta Bruttomesso, uno spettacolo iniziale di questo genere non si era visto”.

Ore 20,30 si inizia con il classico Inno di Mameli e subito il capogruppo, nonchè onorevole, del Carroccio Alberto Torazzi, abbandona sala degli Ostaggi per poi rientrarvi e prendere parte a quella che sulla carta avrebbe dovuto essere una seduta di routine, che però si è trasformata nello “spettacolo delle rivendicazioni” di chi è stato escluso dalla giunta, e di chi le elezioni le ha perse.

IL GIURAMENTO

Sono le 20.55 quando Stefania Bonaldi giura sulla Costituazione Italiana, rivendica la sua indipendenza annuncia l’azzeramento di tutti i cda delle Partecipate entro breve, ricorda di aver diminuito in numero di assessori da otto a cinque e si prende le colpe per le scelte di una giunta con un’età media di 40 anni e soprattutto di un assessore, Fabio Bergamaschi, con meno di trent’anni. “Ho ascoltato tutti e deciso in autonomia: se c’è qualcuno da incolpare per le scelte sono io, ma non mi si dica di aver mancato di rispetto, ho solo fatto quanto promesso in campagna elettorale”.

L’EMPASSE

Colpa del sindaco o colpa dei partiti, il fatto è che sia Rifondazione Comunista che Sel non hanno proprio gradito l’esclusione dalla giunta. Ma se i primi non hanno fatto altro che rimarcarlo, soprattutto per bocca di Piergiuseppe Bettenzoli, i secondi hanno dimostrato di voler tenere in pugno la maggioranza, bloccando l’elezione del presidente del consiglio comunale. A nulla era valsa la mediazione fino all’ultimo, Emanuele Coti Zelati, consigliere comunale di Sel, non solo non si era presentato alla riunione dei capigruppo convocate per le 18 per decidere chi proporre e sostenere alle cariche di presidente e vice presidente del consiglio comunale, ma ha continuato a non condividere la scelta, bloccando di fatto l’elezione di Matteo Piloni come presidente del consiglio. Sì, perché nonostante il nome di Piloni fosse condiviso anche dalle minoranze, fatto salve per il Movimento 5 Stelle, le opposizioni per bocca prima del candidato sindaco di centrosinistra Antonio Agazzi e poi di tutti gli altri capogruppo hanno ribadito di “non poter dare il proprio benestare all’elezione di un presidente che non aveva trovato l’intero appoggio della maggioranza”. E così con 14 voti a favore e 10 astenzioni l’elezione di Piloni  saltava non avendo ricevuto i 4/5 di voti favorevoli cioè 20 sì su 24 consiglieri eletti.

LA SOSPENSIONE E IL DIETROFRONT DI SEL

Ci sono voluti una sospensione e un breve “conclave” tra la maggioranza per far cambiare idea ai rappresentanti del partito di Niki Vendola, e ottenere l’elezione di Piloni. Quali siano stati gli argomenti portati nei dieci minuti di sospensione del consiglio comunale per far cambiare idea a Coti Zelati per ora non è dato a sapere, ma il fatto è che una volta rientrato in aula il consigliere di Sel ha dichiarato la salda adesione alla maggioranza e al programma e sostenuto la candidatura del coordinatore del Pd alla presidenza del consiglio, Un dietrofront che ha permesso di riconquistare, loro malgrado, il voto favorevole delle minoranze, ed eleggere con 21 voti favorevoli e tre astenuti ( i grillini Alessandro Boldi e Cristian De Feo e lo stesso Piloni) il presidente del consiglio. Stessi voti per l’elezione del vice: Antonio Agazzi che ha al contrario incontrato l’approvazione immediata da patte di tutti esclusi i grillini.

LA GIUNTA

Si è poi passati alla presentazione ufficiale della giunta composta da Fabio Bergamaschi, Maria Beretta, Morena Saltini, Giorgio Schiavini e Alex Corlazzoli, che però continua a non piacere a Sel e Rifondazione. e c’è da scommettere che la scelta di indipendenza di Stefania Bonaldi rappresenterà un grosso scoglio anche nei prossimi mesi. Anche se il sindaco ha dichiarato: “Se non sono d’accordo con me mi mandino a casa, io non ho paura di andarci perchè a casa c’è la mia famiglia”.

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