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Consorzio Crema Ricerche:
l’esperienza di Maxwell Industries
Innovazione e fonti rinnovabili

Maxwell Industries è una giovanissima micro-impresa nata nel 2010 come spin off del Consorzio Crema Ricerche, per iniziativa di tre ingegneri e una specialista in marketing e comunicazione, che in poco tempo ha allargato le sue attività anche in Francia, Germania, Inghilterra, Turchia, avviando un processo di crescita e internazionalizzazione, che ora ha trovato un socio investitore importante nel gruppo trentino BM. Costituita nel 2010, l’anno successivo la società cremasca aveva già fatturato 300mila euro, grazie all’installazione di oltre 150 impianti, e ha iniziato il tour di presentazione di myGeco alle principali fiere estere di settore, trovando interesse e ordini anche per lo sviluppo del sistema di monitoraggio, applicabile ad altre fonti rinnovabili quali l’idroelettrico o l’eolico.

COLLABORAZIONE CON IL GRUPPO BM

BM aveva lanciato l’idea di sviluppare un sistema per il monitoraggio della produzione di energia nel settore delle fonti rinnovabili, spiega il project manager Massimiliano Bellino e “noi raccogliendo la sfida, abbiamo messo a punto il prodotto myGeco, una piattaforma di acquisizione e gestione dati, per il monitoraggio di impianti fotovoltaici”. L’importante gruppo trentino ha creduto nel lavoro messo a punto da Maxwell Industries ed è entrato nel suo capitale sociale, diventando un centro di riferimento per la ricerca e lo sviluppo in diversi ambiti operativi, dalle energie rinnovabili all’automazione industriale, fino alle tecnologie per la smart city, la città intelligente.

LE NUOVE SFIDE

La grande novità di Maxwell Industries per i prossimi anni riguarda la mobilità: “A Londra abbiamo presentato l’applicazione di myGeco per le auto elettriche, un mercato destinato a esplodere nei prossimi anni. In Italia invece – dice il project manager Massimiliano Bellino – stiamo lavorando al lancio del sistema Log.I.Co (Logistic Intelligent Controller), un’evoluzione di myGeco per il progetto “Fai meno strada”, nato in collaborazione con una società milanese di autotrasporti, la Point Car, e il polo di Crema dell’Università degli Studi di Milano”. Un progetto che potrebbe rivoluzionare il mondo del trasporto merci, grazie ad un sistema di monitoraggio della volumetria di carico.

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