Cronaca
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Rapinatori e truffatori
incastrati dalla Polizia
Due persone in stato di fermo,
recuperate banconote contraffatte
per 600mila euro e lingotti falsi

Il dirigente del Commissariato Segre con i suoi uomini e le banconote sequestrate

Nella gallery i momenti del fermo dei due presunti truffatori-rapinatori (Foto Giordano)

 

Due uomini rinchiusi nel carcere di Cremona in stato di fermo, un terzo complice in fase di identificazione e altre quattro persone denunciate a piede libero. È il bilancio della complessa operazione condotta fra il tardo pomeriggio di ieri e la scorsa notte dagli investigatori della squadra Anticrimine della Polizia e dagli uomini della Volante. Reclusi a Cà del Ferro, in attesa delle disposizioni dell’Autorità Giudiziaria, ci sono un pregiudicato romeno, V. M., 46 anni, e F. M., cinquantaseienne di Caravaggio senza precedenti alle spalle. Nei loro confronti gli agenti coordinati dal dirigente del Commissariato Daniel Segre stanno procedendo per rapina, truffa, possesso di banconote false e ricettazione di documenti. Nel loro covo i poliziotti hanno trovato 20 dei 50mila euro frutto di una rapina messa a segno ai danni di una trentenne romena, banconote contraffatte per un ammontare complessivo di 600mila euro, decine di lingotti d’oro falsi e confezioni di falsi diamanti. Nei guai anche la loro vittima, I. D., denunciata per simulazione di reato con altre due persone.

LA VICENDA

Vicenda molto intricata che comincia nel tardo pomeriggio, fra le 18,30 e le 19. Una voce femminile telefona alle forze dell’ordine e con fare concitato spiega di essere rimasta vittima di una rapina. Dal commissariato di via Macallè una Volante si sposta fra piazza Garibaldi e piazzale Rimembranze, nella zona dove si trova la donna. Il racconto non è chiaro, ma I. D. insiste su un punto: un connazionale e altre due persone poco prima l’avrebbero minacciata ricorrendo anche ad una pistola (in realtà mai ritrovata) per poi sottrarle 50 mila euro in contanti custoditi nella borsetta. Incassato il bottino si sarebbero allontanati a bordo di un’automobile di colore grigio.

IL RACCONTO DELLA DONNA

Una volta accompagnata in Commissariato la romena spiega agli agenti che quei soldi dovevano servire per l’acquisto di un immobile. Un affare economico nato per caso pochi giorni prima, quando la donna aveva conosciuto due connazionali e un italiano che si erano detti disponibili alla trattativa e avevano fissato l’appuntamento per il versamento della caparra. Accompagnata da un amico, la trentenne ieri si è presentata nel luogo stabilito. Qualcosa, però, è andato storto. I. D. ha raccontato agli agenti di aver fiutato la truffa e di aver cercato di tornare sui suoi passi. Da qui l’atto di violenza perpetrato nei suoi confronti e culminato nella rapina.

IL BLITZ

Raccolte le informazioni, incasellati gli indizi e ricostruito il quadro, i poliziotti dell’Anticrimine hanno cominciato a riunire gli elementi a loro disposizione indirizzandosi verso alcuni pregiudicati noti nel mondo dei truffatori. L’identikit tracciato dalla vittima coincideva con almeno uno di costoro. Intorno alle 23 gli investigatori hanno lasciato via Macallè a bordo di tre automobili, dirigendosi a Caravaggio con la certezza di aver chiuso il cerchio intorno alla rapina. Una volta fatta irruzione nell’abitazione dei sospettati, i poliziotti hanno dovuto fare i conti con nuovo materiale da repertare: banconote di grosso taglio (500 euro) contraffatte per un ammontare di 600mila euro, altri 20mila euro in contanti, stavolta perfettamente puliti e spendibili, molto probabilmente il frutto della rapina del pomeriggio e una montagna di lingotti patacca e diamanti da piazzare sul mercato come fossero veri. In evidenza anche un rotolo di banconote genuine fresco di zecca, materiale solitamente acquistato all’estero e che finisce nelle mani dei collezionisti numismatici.

LA VERSIONE DEI FERMATI

I due uomini presenti nell’appartamento hanno immediatamente respinto ogni addebito, contestando l’esistenza della rapina. Il denaro, stando al loro racconto, I. D. l’avrebbe versato nelle loro mani per trarre beneficio essa stessa da uno dei raggirio orditi. Su tutti, l’acquisto di denaro falso a metà prezzo (cosa non improbabile considerato il consistente numero di banconote taroccate sequestrate) da spendere poi in negozi ed esercizi commerciali. La Polizia, scavando fra i reperti ora a disposizione e incrociando narrazioni e testimonianze sin qui raccolte, confida di fare piena luce sulla vicenda già nelle prossime ore.

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