Cronaca
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Maxisequestro di cocaina,
i Carabinieri mettono le mani
sul cartello di Casablanca
Due arresti e un giro d’affari
da 1 milione di euro al mese

Due persone finite in manette, 1.150 grammi di cocaina purissima posti sotto sequestro, 10mila euro in banconote e carte di credito confiscate, telefoni cellulari utilizzati per organizzare  lo spaccio e un’agenda scritta in arabo che molto probabilmente riporta nickname riconducibili agli spacciatori al vaglio degli inquirenti. Sono i dati salienti della brillante operazione messa a segno nelle ultime ore dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Crema; una delle più importanti condotte nel territorio dai militari dell’Arma sul fronte della lotta allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il capitano Antonio Savino e il luogotenente Giovanni Ventaglio nel corso dell’incontro con la stampa hanno ripercorso le fasi salienti di un’indagine complessa, cominciata seguendo spacciatori di piccolo cabotaggio che dal Cremasco si spostavano di pochi chilometri, entrando ed uscendo dalla bassa bergamasca per approvvigionarsi di cocaina da pizzare poi sul mercato locale e culminata con la consapevolezza di aver messo le mani su un cartello criminale che affonda le proprie radici a Casablanca, in Marocco.

LA NUOVA ‘GEOPOLITICA’ DELLO SPACCIO

L’aver portato alla luce questa nuova realtà nella geopolitica dello spaccio a cavallo fra le province di Cremona e Bergamo, con il clan dei maghrebini che pare aver preso il sopravvento sui “vecchi padroni” dello smercio provenienti dll’area dei Balcani, è un altro dei tratti salienti della meticolosa operazione dei Carabinieri della Compagnia di Crema.

IL BLITZ

Il blitz che ha portato alla cattura di El Mostafa A., 35enne con residenza a Spirano, e di Mohammed M., 32 anni, sei alias e tre arresti alle spalle, è scattato nel tardo pomeriggio di venerdì ed ha impegnato 10 militari fra uomini del Nucleo Operativo, del Radiomobile e delle stazioni di Crema e Romanengo. Interminabili settimane fatte di pedinamenti e appostamenti sotto acquazzoni torrenziali hanno portato i carabinieri agli ordini del capitano Savino alla convinzione che una consistente partita di droga era da poco finita nelle mani dei componenti della banda. Così, nell’oscurità hanno atteso fino al momento giusto per far scattare l’agguato.

IL FINTO INCIDENTE

Quando i due maghrebini, intorno alle 22, sono saliti sulla loro Seat Ibiza ed hanno raggiunto la periferia di Brignano, alcuni carabinieri sotto copertura si sono messi sulle loro tracce mentre i colleghi, all’altezza di una curva cieca in via Spirano, inscenevano un finto incidente. I due a bordo della Seat Ibiza, trovata improvvisamente la strada sbarrata e tallonati dall’auto civetta, hanno fiutato la trappola. Con una repentina retromarcia hanno speronato uno dei mezzi dei militari cercando una via di fuga. L’uomo al volante, El Mostafa A., è stato immediatamente immobilizzato, mentre il complice è stato catturato dopo un inseguimento in mezzo ai campi seguito da un corpo a corpo.

IL COVO

Una volta ammanettati i due sacciatori è stato recuperato il primo quantitativo di cocaina: un involucro di circa 110 grammi che molto probabilmente doveva essere piazzato la sera stessa. Il grosso della droga è stata invece recuperata nel loro domicilio di Spirano, un piccolo locale che i due dividevano con alcuni connazionali che lavorano nella zona come braccianti. La cocaina era nascosta nel televisore e sotto un tavolino.

IL GIRO D’AFFARI

Una volta piazzata sul mercato con l’aiuto di una dozzina di piccoli spacciatori, la cocaina avrebbe fruttato all’incirca 300 mila euro. Stando alle informazioni raccolte dai Carabinieri durante l’indagine, il quantitativo, arrivato direttamente in aeroporto poche ore prima, sarebbe stato venduto nel giro di una settimana o poco più. Particolare che porta ad ipotizzare la presenza nel territorio di un vero e proprio cartello dello spaccio, capace di produrre un flusso di denaro che si aggira sul milione di euro mensili da reinvestire probabilmente nel paese d’origine degli arrestati, che appartengono a famiglie note all eforze dell’ordine. I due si trovano reclusi nel carcere di Bergamo a disposizione dell’autorità giudiziaria.

 

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